La città di Odessa potrebbe seguire a breve l’esempio di Kharkiv e Kiev assediate dall’esercito russo. Sede del più importante porto ucraino sul Mar Nero, Odessa sta guardando con estrema preoccupazione verso est, con 14 navi russe che si stanno avvicinando grazie a un dragamine a far da apripista.
Nella notte sono iniziati i bombardamenti sulle coste a sud: nel mirino infrastrutture militari, nella zona di Belgorod-Dnestrovsky. Sono stati lanciati razzi e – come ha riferito Anton Gerashchenko, Consigliere del Ministro degli Affari Interni dell’Ucraina – sono stati sparati colpi di artiglieria. Per il momento non ci sono stati tentativi di sbarco di truppe.
Nella città del sud dell’Ucraina – conosciuta per le spiagge e l’architettura di edifici come il Teatro dell’Opera, ma soprattutto per la monumentale scalinata immortalata nel film “La corazzata Potemkin” – le sirene per “attacco aereo” sono suonate quattro volte in poche ore, costringendo i cittadini a correre nei rifugi. Lo stesso è avvenuto a Kiev, Poltava, Dnipro, Kharkiv, Ivano-Frankivsk e Leopoli. Nella capitale sono stati segnalati aspri combattimenti e esplosioni nella zona settentrionale.
Dopo la riunione con i premier di Polonia, Repubblica Ceca e Slovenia, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha fatto il punto della situazione dopo tre settimane di guerra. “Nelle ultime 24 ore siamo riusciti a evacuare 28.893 ucraini dalle regioni di Sumy, Kharkiv e Donetsk. Di questi, 20.000 sono riusciti a lasciare Mariupol con le loro auto private” ha detto, aggiungendo che “mercoledì ci sarà la tanto attesa evacuazione delle persone da Izyum, nella regione di Kharkiv, è stato concordato un corridoio umanitario”. Gli aiuti diretti a Mariupol, invece, “vengono bloccati dai soldati russi, ma non rinunceremo a cercare di salvare la nostra gente e la nostra città”. Per il presidente ucraino i colloqui con la Russia continuano e sembrano ora “più realistici”. “Tutte le guerre terminano con un accordo”, ha detto Zelensky, ricordando come i negoziati fra le delegazioni di Mosca e di Kiev in corso siano “difficili”, ma “di fondamentale importanza”. “E mi dicono che le posizioni ai colloqui ora suonano più realistiche”, ha detto e “c’è sicuramente spazio per compromessi”. “Abbiamo comunque bisogno di tempo perché le decisioni da prendere siano nell’interesse dell’Ucraina”, ha concluso Zelensky.
Secondo le forze armate ucraine, i russi “hanno deciso di coinvolgere nel conflitto anche i primi cadetti degli istituti di istruzione militare superiore”, “hanno perso il 40% delle unità impiegate sul terreno” e “hanno problemi a fornire munizioni alle truppe”. Inoltre “il nemico sta cercando di rafforzare il raggruppamento di truppe, trasferendo nel territorio dell’Ucraina gruppi tattici formati da unità consolidate che hanno subito perdite durante i primi dieci giorni dell’operazione, oltre a mercenari stranieri”. “La situazione peggiore – si legge in un report – è quella dell’area di Mariupol, dove il nemico sta cercando di bloccare la città alla periferia occidentale e orientale della città: ha perdite significative ed è stato costretto a introdurre riserve dalla 810/a Brigata di Fanteria Marina”. Oltre ai raid aerei sono arrivati anche attacchi dalle navi che si trovano nel mare di Azov. Da registrare anche il cambio ai vertici delle forze armate congiunte ucraine (Joint forces operation-Jfo): il generale Eduard Moskalov è il nuovo comandante, sostituisce il generale Oleksandr Pavlyuk incaricato di guidare l’amministrazione regionale di Kiev “per rafforzare la difesa della capitale”.
Sul fronte diplomatico il presidente americano Joe Biden annuncerà oggi – riferiscono fonti della Casa Bianca al New York Times – lo stanziamento di 800 milioni di dollari in aiuti alla sicurezza per l’Ucraina. Infine il Senato degli Stati Uniti ha approvato all’unanimità una risoluzione che condanna il presidente russo Vladimir Putin come un “criminale di guerra”: presentata dal repubblicano Lindsey Graham e sostenuta da senatori di entrambe le parti, la risoluzione incoraggia la Corte penale internazionale dell’Aia e altre nazioni a perseguire l’esercito di Mosca.