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Imprigionati nel gelo, inghiottiti dal mare, respinti nei lager: le "festività" dei migranti

Dimenticati dal mondo, respinti alle frontiere, inghiottiti dalle acque o assiderati nella foresta ai confini tra Bielorussia e Polonia.

Imprigionati nel gelo, inghiottiti dal mare, respinti nei lager: le "festività" dei migranti
Confine tra Polonia e Bielorussia

globalist

27 Dicembre 2021 - 15.49


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E allora, guardiamo queste festività con gli occhi impauriti di coloro che in questi giorni natalizi hanno cercato una vita migliore imbarcandosi sulle carrette del mare o nel gelo mortale della rotta balcanica. Dimenticati dal mondo, respinti alle frontiere, inghiottiti dalle acque o assiderati nella foresta ai confini tra Bielorussia e Polonia. 

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Cronache “natalizie”

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Notizia 1: Imbarcazione con 25 migranti a bordo dispersa nel Mediterraneo Ocean Viking ‘dimenticata’ in mare nell’antivigilia di Natale, 114 i migranti a bordo Terminato lo sbarco di 214 migranti dalla Sea Eye. Nessun positivo, 9 condotti in ospedale

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Notizia 2: Naufragio in Libia, trovati 28 cadaveri nella città costiera di Khoms 26 dicembre 2021 “La Sea Watch3 ha soccorso 96 persone su un gommone in grave difficoltà che stava imbarcando acqua. Tra i naufraghi una donna incinta al nono mese.  A bordo abbiamo 446 naufraghi. Il più giovane di loro ha due settimane di vita”. Lo scrive su Twitter l’organizzazione Sea-Watch. Il gommone stava imbarcando acqua nel Canale di Sicilia.  

Notizia 3: Intanto la Guardia costiera ha concluso le operazioni di ricerca del barchino, con a bordo 27 migranti, che erano in corso da due giorni. La piccola imbarcazione è stata individuata poche ore fa sulla costa crotonese. Tutti in buone condizioni i 27 migranti. La prima segnalazione è scattata nel pomeriggio del 23 dicembre, quando il barchino navigava all’interno dell’area SAR maltese. Le operazioni di ricerca, coordinate dalla Guardia costiera italiana, sono iniziate nel pomeriggio del 24 dicembre, quando l’imbarcazione è stata avvistata da un velivolo Frontex all’interno dell’area SAR italiana. Molte le  operazioni a cavallo delle festività natalizia. Tra le diverse operazioni di soccorso coordinate dal centro operativo nazionale di Roma, quella riguardante il soccorso a un peschereccio – proveniente dalla direttrice orientale del Mediterraneo – con a bordo circa 400 migranti – tra i quali 51 donne e 71 minori – avvistato  a circa 80 miglia a largo di Crotone, in condizioni di pericolo considerato l’elevato numero di persone a bordo e le condizioni dell’unità.   

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Notizia 4 “sviluppata”: Ventotto corpi sono stati abbandonati dalle onde sulla spiaggia di Al-Alous, 90 chilometri a ovest di Tripoli, dove sono anche stati soccorsi dalla mezzaluna Rossa libica. I corpi sono stati portati all’obitorio dell’ospedale di Khoms. A riferirlo il direttore dell’ospedale, il dottor Osama al-Saket, che ha spiegato che la loro sepoltura è una sfida per le autorità locali. “Perlopiù possono gestire uno o due corpi, non tanti come oggi”, ha detto. 

Notizia 5: Almeno 30 cadaveri sono stati recuperati in acqua in prossimità di isole greche nei giorni scorsi: 11 giovedì in vista dell’isoletta di Antikhytera (Anticitera) e poche ore dopo, venerdì, 16 a largo di Paros, fra cui un neonato e tre donne, a fronte di 63 salvati dopo che si è rovesciato un gommone con almeno 80 persone a bordo. Sabato, nel giorno di Natale, un gommone si è rovesciato non lontano dall’isola di Folegandros e tre persone sono annegate. Ma a bordo c’erano frale 32 e le 50 persone, che sono per lo più ancora disperse e potrebbero trasformare questo naufragio nella peggiore tragedia del mare nell’Egeo quest’anno.

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Un Natale di morte nel Mediterraneo. 

Dall’Egeo al canale di Sicilia alla Libia, malgrado il mare mosso e le pessime condizioni meteorologiche centinaia di migranti hanno tentato il viaggio della speranza verso l’Europa, e a decine sono morti, mentre sulle coste italiane sono continuati senza tregua gli sbarchi.  E intanto mentre le cattive condizioni del mare fermano gli sbarchi a Lampedusa, con l’ultimo approdo registrato ieri, quando dalla motovedetta della Guardia costiera sono scesi 89  migranti, si svuota l’hotspot. Nel centro di contrada Imbriacola sono  rimasti in 148 dopo il trasferimento, disposto dalla Prefettura di  Agrigento, di 363 ospiti imbarcati sulla nave quarantena Atlas per  essere successivamente destinati presso altre strutture di  accoglienza. 

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Sono stati trovati sulla costa occidentale della Libia i corpi senza vita di 28 migranti: lo rende noto una fonte delle forze di sicurezza libiche precisando che i migranti hanno perso la vita in un naufragio. “Le squadre della Croce rossa hanno recuperato i corpi di migranti morti e hanno trovato tre sopravvissuti in due località separate della città costiera di Khoms – ha detto un funzionario alla sicurezza locale – le condizioni dei corpi in avanzata decomposizione indica che il naufragio è avvenuto pochi giorni fa”. I corpi, trasportati dalle onde, sono stati ritrovati dopo che l’imbarcazione con la quale stavano cercando di attraversare il Mediterraneo è affondata. La Mezzaluna rossa, organizzazione musulmana equivalente alla Croce rossa, ha pubblicato delle immagini che mostrano alcuni corpi che galleggiano nel Mediterraneo e poi lo staff che li chiude in borse nere per la sepoltura. Recentemente c’è stato un aumento di tentativi di attraversamenti del Mediterraneo in partenza dalla Libia, in coincidenza con una repressione violenta da parte delle autorità sui migranti nella capitale Tripoli. Secondo l’agenzia Onu per le migrazioni, sono circa 1.500 i migranti annegati quest’anno nella rotta del Mediterraneo centrale. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha riferito che questo mese oltre 160 migranti sono annegati in due diversi naufragi al largo del Paese nordafricano. 

Scrive Fabio Albanese, corrispondente da Catania de La Stampa, nel giorno di Natale: “Il mare tra Libia e Tunisia da una parte e Italia e Malta dall’altra, in questi ultimi giorni si è nuovamente riempito di barche e di speranze, ma anche di disperazione. La Guardia costiera italiana è riuscita a rintracciare e a portare in salvo 89 persone a un miglio da Capo Grecale, a Lampedusa. I migranti, che dicono di essere originari di Bangladesh, Eritrea, Pakistan e Gambia, sono stati portati nell’htospot dell’isola dove già ieri erano arrivate autonomamente con 8 imbarcazioni altre 253 persone. Nell’hotspot ci sono al momento circa 450 migranti. La Sea Watch 3 nel pomeriggio di oggi ha effettuato il quarto salvataggio di naufraghi in appena 30 ore, recuperando al largo della Libia 78 persone, ancora dopo una segnalazione di Alarm Phone: ora la più piccola delle due navi della Ong tedesca ha a bordo 350 persone che dovranno avere un «Pos», un porto sicuro in cui sbarcare. Si aggiungono alle 558 persone che ha a bordo la Geo Barents, la nave di Medici senza frontiere, recuperate in 8 diverse operazioni; la nave è in navigazione tra Malta e Lampedusa, in attesa che le venga indicato un porto di sbarco, chiesto già più volte alle autorità di Roma e della Valletta. A Trapani, stamane, si è invece conclusa con lo sbarco dei 114 migranti l’operazione di soccorso della Ocean Viking di Sos Mediterranée; i migranti sono stati portati nel vicino centro di accoglienza di contrada Milo per poi essere subito trasferiti per il periodo di osservazione per il Covid: sulla nave quarantena Gnv Adriatica gli adulti e le famiglie, in un centro di accoglienza i minori non accompagnati…”.

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Bambini intrappolati

Dichiarazione di Afshan Khan, Coordinatore Speciale per la risposta ai Rifugiati e ai Migranti in Europa.

“Sono profondamente preoccupata per la terribile situazione in cui versano i bambini migranti e richiedenti asilo in Europa e ai suoi confini. Le notizie di bambini che vivono in condizioni spaventose, che vengono respinti o detenuti alle frontiere orientali sono scioccanti e rappresentano una violazione diretta della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. I bambini e le loro famiglie hanno il diritto di chiedere asilo e di far valutare i loro bisogni di protezione su base individuale.
L’Unicef riconosce la sovranità degli stati membri, la sfida posta dalla migrazione irregolare e la necessità di processi di gestione delle frontiere che siano sicuri e ordinati, e al contempo rispettino i diritti umani e dei bambini. Ci uniamo alle nostre agenzie sorelle delle Nazioni Unite, all’Unhcr, Oim e Ohchr, nel condannare l’uso dei respingimenti, ovunque si verifichino, poiché violano il diritto internazionale e mettono a rischio la vita dei bambini senza considerare il loro superiore interesse o i rischi che potrebbero affrontare al ritorno.
C’è bisogno di un rinnovato impegno politico collettivo per la protezione e la salvaguardia di tutti i bambini in Europa, indipendentemente dal loro status migratorio. I bambini migranti non dovrebbero essere strumentalizzati per scopi politicie il loro diritto di chiedere asilo in sicurezza deve essere garantito.
L’Unicef è pronto a lavorare con i governi dell’UE, dell’Europa orientale e dei Balcani occidentali, con le organizzazioni delle Nazioni Unite e con la società civile per fornire urgentemente sostegno umanitario, protezione e alloggi a misura di bambino a tutti i bambini in difficoltà alle frontiere internazionali, e chiede l’adozione urgente di misure di riforma dell’immigrazione che rispettino i diritti dei bambini nei paesi di origine, transito e destinazione.
Insieme, possiamo – e dobbiamo – garantire che i diritti di tutti i bambini siano compresi, protetti e promossi ovunque. Un bambino è un bambino. A prescindere dalle circostanze”.

Il Libro nero dei respingimenti

Il Border Violence Monitoring Network (Bvmn), in collaborazione con il Parlamento europeo (nello specifico con il gruppo Gue/Ngl), ha pubblicato, in due volumi, per un totale di 1500 pagine, il Libro nero dei respingimenti
Si tratta di una raccolta di 892 testimonianze che descrivono nel dettaglio le esperienze di 12.654 migranti e richiedenti asilo, i cui diritti umani sono stati violati. Nel volume sono inoltre contenute altre informazioni sul contesto dei paesi della rotta balcanica.

Il Bvmn è una rete di Ong che operano da anni tra la Turchia e l’Italia, lungo quella rotta migratoria che esiste da sempre, ma che dal 2015 in poi è diventata una delle più battute dai migranti e dove si registrano violenze e discriminazioni.

In particolare il rapporto lavora su casi di respingimento illegale di richiedenti asilo e migranti alle frontiere dell’Unione Europea e sulla violenza che li accompagna. Il documento è stato trasmesso al Parlamento europeo alla Commissaria Ylva Johansson, responsabile degli affari interni.

Mappe, foto, dati e storie raccontano e verificano le testimonianze raccolte in Grecia, Italia, Croazia, Slovenia e Ungheria. Il materiale raccolto dimostra come le pratiche che sarebbero esercitate lungo le frontiere esterne dell’Europa siano sistematiche e non casuali.

Secondo Bvmn, le autorità dei Paesi menzionati nel “libro nero” non hanno risposto alle domande poste loro e si sarebbero limitate a smentite. Il documento della rete Bvmn analizza in profondità, questa volta, quella che, secondo Hope Barker, portavoce del gruppo, sembra “una pratica sistematica in corso”, aggiungendo che, peraltro, la realtà della violenza sarebbe molto più diffusa di quanto hanno potuto registrare gli inquirenti.

Nel primo libro si parla di Italia, Slovenia, Ungheria, Grecia e dei Balcani mentre il secondo volume è dedicato a quanto accade in Croazia.
Le testimonianze, più dure per alcuni Paesi (Croazia, Ungheria) che per altri, coinvolgono la polizia, l’esercito e le guardie di frontiera. Sempre secondo le Ong, sono state evidenziale pratiche ricorrenti di furto, reclusione, violenza – anche contro minori -, sparatorie con lo scopo di spaventare, firme estorte da documenti non tradotti. I migranti raccontano di come siano stati “trascinati per terra come sacchi di immondizia, spinti in un fiume e colpiti dal lancio di pietre o fatti aggredire da cani”.

Da anni le organizzazioni di volontariato denunciano gli abusi, soprattutto in Croazia: i migranti e i richiedenti asilo vengono sistematicamente picchiati, derubati e respinti. Solo tra gennaio e novembre 2020, il Consiglio danese per i rifugiati ha registrato 15.672 respingimenti dalla Croazia alla Bosnia-Erzegovina, segnalando che in più del 60% dei casi, si è trattato di respingimenti violenti. Del resto le immagini fotografiche non lasciano spazio a dubbi. In più di 1500 pagine, la violenza sempre negata dalle autorità nazionali viene documentata.
Non solo le autorità croate hanno sistematicamente negato le accuse, sottolineando l’assenza di valide prove, ma le varie Ong, tra cui proprio Bvmn, o i loro membri, sono stati accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina sia dal governo croato che da quello greco.

Anche l’Italia è sotto accusa: la polizia di frontiera di Trieste e Gorizia ha respinto illegalmente 1.240 migranti e richiedenti asilo tra gennaio e metà novembre 2020 (il 420% in più rispetto al 2019). Diversi di loro sono stati respinti a catena fino in Bosnia, dove la situazione è precipitata: in migliaia sono abbandonati al gelo, nei boschi.

Così stanno le cose. E l’Europa sta a guardare. O ancora peggio: erige muri, blinda le frontiere o le esternalizza, paga criminali in divisa perché facciano il lavoro sporco a posto suo. Nostro. Una vergogna infinita, silenziata dalla stampa mainstream. Quanto alla politica, è in ferie. In attesa di tuffarsi nell’unica cosa che interessa il palazzo: il toto Quirinale. E poi ci si meraviglia della marea di astensioni.

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