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Alla Corte d'appello di Washington il ricorso di uno yemenita recluso dal 2004 a Guantanamo senza processo

Abdulsalam al-Hela, un uomo d'affari dello Yemen, sottoposto a quella che i suoi avvocati definiscono "una detenzione senza fine punitiva ed ingiustificata"

Guantanamo
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globalist Modifica articolo

30 Settembre 2021 - 20.00


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Joe Biden è stato subissato di critiche per la gestione della politica estera, ma ora dovrà far fronte anche ad un caso interno che sta scuotendo politica e magistratura americana.
La Corte d’appello di Washington esaminerà il ricorso di uno degli ultimi 39 detenuti di Guantanamo. E il caso del cittadino yemenita, rinchiuso nel campo di prigionia nella base militare americana a Cuba dal 2004 senza processo, potrà essere l’occasione per stabilire se anche gli altri posso appellarsi al diritto di avere un processo, come sancito dalla Costituzione americana.
Il ricorso è stato presentato da Abdulsalam al-Hela, un uomo d’affari dello Yemen, sottoposto a quella che i suoi avvocati, che ne chiedono l’immediato rilascio, definiscono “una detenzione senza fine” che è “punitiva ed ingiustificata”.
Gli avvocati del dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Biden hanno cambiato strategia rispetto a quelli dell’amministrazione Trump che rivendicavano il diritto della detenzione a tempo indeterminato nelle basi militari, e ricordano che al Hela ha avuto “molte occasioni” di contestare la sua detenzione.
In particolare, gli avvocati del dipartimento di Giustizia, esortano i giudici a decidere limitatamente a questo caso, avvisando che invece estendere i diritti ad un processo a tutti i detenuti rimasti a Guantanamo potrebbe avere un effetto negativo sulle operazioni militari, di intelligence e di polizia.
La discussione del caso è destinata a mettere Joe Biden di nuovo di fronte al dilemma di Guantanamo, che il presidente afferma di voler chiudere, come aveva affermato di voler fare Barack Obama che durante i suoi due mandati ha accelerato il processo di trasferimento degli oltre 700 detenuti nei Paesi di provenienza o in Paesi terzi.
Biden però ancora non ha presentato un piano dettagliato di come intende procedere. Finora l’amministrazione Biden ha trasferito un detenuto in Marocco, e spera di poterne trasferire almeno altri dieci.
Una decina poi sono sottoposti a processi militari in corso.
Mentre la prossima settimana arriva alla Corte Suprema il caso di un altro detenuto di Guantanamo, Abu Zubaida, che chiede di avere informazioni sui “programmi di interrogatorio rafforzato”, eufemismo usato dall’amministrazione Bush per le torture, a cui è stato sottoposto.
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