Il missionario: "Bolsonaro chiama ad azioni di forza per mostrare un consenso che non ha più"

Gianfranco Graziola vive da tantissimi anni in Brasile, dei quali ne ha trascorsi quattro in Amazzonia e ora è il vice coordinatore della Pastorale Carceraria Nazionale. "Golpe? I militari non vogliono avventure"

Il presidente del Brasile Jair Bolsonaro

Il presidente del Brasile Jair Bolsonaro

Riccardo Cristiano 8 settembre 2021

Senato brasiliano sorprendentemente chiuso dopo ore di mobilitazione nazionale e toni da guerra civile. Il Brasile è sull’orlo del golpe o alla vigilia dell’impeachment? Gianfranco Graziola, missionario cattolico, originario del trentino, vive da tantissimi anni in Brasile, dei quali ne ha trascorsi quattro in Amazzonia e ora è il vice coordinatore della Pastorale Carceraria Nazionale.

 Abita a San Paolo e ovviamente segue con apprensione gli sviluppi della crisi politica ed economica di quello che ovviamente è il “suo” Paese, la “sua” gente. Il quadro economico, politico, sanitario e sciale è talmente devastato che si parla apertamente di aria di golpe in Brasile, ma ciò che colpisce di più ascoltando il suo racconto di questo momento delicatissimo è un’immagine: “un gran numero di persone si è trasferita a vivere per strada. Si, si sono trasferiti per strada perché non possono più pagare l’affitto e l’unica soluzione che i padri di famiglia hanno è portare tutti i propri cari per strada. Qui il prezzo della benzina è alle stelle, e quando va alle stelle il prezzo della benzina va alle stelle il prezzo di tutto. Le diseguaglianze un tempo erano grandi, adesso la distanza è abissale. Questo modello è fallito, ma per ricostruire ci vorrà chissà quanto tempo. Qualcuno sperava che le cose cambiassero realmente con Lula, ma ricordo sempre quel che  disse Frei Betto, il domenicano che avrà sentito nominare per il suo lungo impegno ecclesiale ma anche sociale: “siamo al governo, ma il potere è ancora lontano”.

Ora però quel che si era potuto fare è stato distrutto. Non so quale sarà il futuro di Bolsonaro, ma il danno l’ha fatto”. Eppure si legge che per il ministro dell’economia chi parla di crisi economica parla di cose che non esistono, dice che tutto va a gonfie vele, l’economia sarebbe un treno ultra veloce. “E così la gente si è stancata. Altrimenti come spiegarsi che il Presidente voglia eliminare il voto elettronico e tornare a quello cartaceo? Funziona benissimo il meccanismo elettronico, e da anni.  La gente si è stancata.

  Bolsonaro non troverà un nuovo incantesimo per convincerli di nuovo.”  

Il racconto di padre Graziola tocca presto una legge provvisoria firmata dal presidente: ma occorre capire perché non sarebbe esagerato dire che  la vittoria dell’attuale presidente sia strettamente legata alle fake news e quindi a questa strana legge provvisoria che ha appena varato. In Brasile era stata imposta una regola: le fake news e gli incitamenti alla violenza o all’odio erano stati proibiti dai grandi gruppi, i social media. Ora Bolsonaro lo ha proibito. Questa legge secondo molti giuristi è incostituzionale e il dibattito dovrebbe arrivare presto alla Corte Suprema. Partendo da qui si arriva all’idea che “il motivo per cui Bolsonaro si è speso in prima persona, mentre infuria il Covid e la crisi economica, per liberalizzare insulti e bufale (nel nome della libertà, ovviamente) sta nel fatto che proprio le fake news sono alla base del suo successo politico. La stessa famosa coltellata che lo portò agli onori delle cronache nazionali potrebbe esserlo stata e, guarda un po’,  l’accoltellatore, rinchiuso prima in un manicomio, ora sarebbe sparito.”

E adesso? “Bolsonaro con le manifestazioni che ha convocato nel giorno della festa nazionale ha cercato di rappresentare un consenso che non ha più per poter cucire una nuova maggioranza. Sta aprendo ai partiti di centro, ma io dico che non funzionerà perché loro sanno che se si presentassero con Bolsonaro il rischio di sconfitta sarebbe altissimo”.

E infatti ieri il presidente è riuscito a organizzare la mobilitazione  non in tutto il Paese, come avrebbe voluto, ma solo nelle due più grandi città, San Paolo e Brasilia. Ma non si sono visti i milioni di supporter che si aspettava, perché il Brasile è stanco, impoverito e piegato dalla pandemia. “Questa emergenza si aggrava sempre, ora abbiamo la variante Delta e il 75% dei casi risultano legati alla sua diffusione. E’ una tragedia che seguitare a definire un’influenzetta non produce più risultati politici”. Così la mobilitazione del presidente contro i magistrati che potrebbero incriminarlo è arrivata ed è arrivata nel giorno più importante per il Brasile, il giorno dell’indipendenza.

“ Questo giorno ogni anno vede da tanti anni un’altra mobilitazione in tutte le città brasiliane. E’ il “grido degli esclusi e delle escluse”, un grido che partì anni fa dalla Chiesa cattolica per coinvolgere la popolazione nella ricerca di una politica che tutelasse il bene comune e di una maggiore inclusione. Quel movimento si è esteso, ha coinvolto tanti soggetti, ovviamente i sindacati ma non solo. Ora Bolsonaro ha fatto spostare il luogo dove da anni si svolge il “Grido” , qui a San Paolo, per  tenere proprio lì l’incontro dei suoi. E’ un elemento che ha creato paura, apprensione, perché poteva provocare problemi di ordine pubblico. Ma gli scontri che ci sono stati non sono stati gravissimi e quella del “Grido” è stata una mobilitazione veramente nazionale, che ha avuto un enorme successo, unendo tantissime associazioni, gruppi, visioni. Ora tutto si trasferisce di nuovo nella politica, nel Senato, dopo i toni durissimi usati ieri, dove il destino di Bolsonaro e del Brasile  passano  dai magistrati, dal giudizio che daranno di quegli episodi di corruzione che sono stati contestati, dalla politica, che vede proprio in queste ore una riunione decisiva dei partiti di centro, ma  anche dall’esercito.

  Io non credo che i militari abbiano voglia di altre avventure. Forse sbaglio, ma non credo che vogliano un golpe. Se così fosse si potrebbe pensare non solo al voto, ma anche a uno scenario che il Brasile ha già sperimentato: l’uscita di scena del Presidente, posto sotto impeachment, e il subentro del suo vice”.

Poi… Chissà. Intanto però la vita è sempre più difficile, le bugie di una politica senza visione aumentano le persone senza speranza. E questo è sempre uno scenario temibile.