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L'accusa del mafioso: "Erdogan ha dato armi ad Al-Qaeda per la guerra civile in Siria"

Il latitante Sedat Peker continua ad attaccare il Sultano: gli scambi attraverso il gruppo paramilitare Sadat, creato da un ex consigliere di Erdogan

Sedat Peker
Sedat Peker

globalist

31 Maggio 2021 - 18.03


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Vero o vendetta politica?
Nuove accuse contro figure vicine al governo di Recep Tayyip Erdogan in Turchia da parte del boss latitante Sedat Peker.
In un altro video pubblicato su YouTube – l’ottavo sui 12 annunciati, ciascuno con milioni di visualizzazioni -, il capomafia ha sostenuto che Ankara avesse autorizzato l’invio di armi in Siria nel 2015 al Fronte al Nusra, l’ala locale di Al Qaeda, attraverso il gruppo paramilitare Sadat, creato da un ex consigliere di Erdogan, Adnan Tanriverdi.
L’organizzazione era già stata sospettata di aver addestrato ribelli filo-turchi in Siria e Libia.
Peker ha sostenuto che il suo sodalizio criminale, con il consenso delle autorità, spedì tir carichi di armi ai ribelli turcomanni nella regione di Bayirbucak, nel nord-ovest della Siria, mascherandoli come aiuti umanitari.
Alcuni di questi camion sarebbero però stati dirottati verso il gruppo jihadista. Tutte gli addebiti sono stati negati da Sadat e dagli altri soggetti coinvolti.
Il consigliere capo di Erdogan, Oktay Saral, ha inoltre accusato Peker di essere al servizio dei “nemici della Turchia”.
Nei precedenti video, il capomafia 49enne, che si troverebbe a Dubai, aveva lanciato altre accuse a membri dell’establishment turco sin dagli anni Novanta.
Tra le denunce più gravi, finora mai comprovate, ci sono quelle di omicidi politici, traffici internazionali di droga e collusioni con la criminalità organizzata.
Peker, noto per la sua vicinanza agli ambienti ultranazionalisti, ha affermato di voler punire le istituzioni di Ankara per aver smesso di sostenerlo.

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