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Camporini: "Sulla Tunisia Di Maio sbaglia di grosso, la politica estera non fa per lui"

Una intervista al calor bianco quella concessa in esclusiva a Globalist dal generale Vincenzo Camporini, già Capo di Stato Maggiore della Difesa, e prim’ancora dell’Aeronautica militare

Generale Vincenzo Camporini
Generale Vincenzo Camporini

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2 Agosto 2020 - 14.44


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Le considerazioni del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, sulla Libia? “Una fiera delle ovvietà”. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che blocca i finanziamenti della cooperazione allo sviluppo alla Tunisia, rea, ai suoi occhi, di non fare abbastanza per contrastare i migranti clandestini in rotta verso la Sicilia? “E’ un atteggiamento di straordinaria miopia”. Quanto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, bocciato pure lui, almeno in geopolitica: “Il suo è il frenetico attivismo di chi sta pensando solo al proprio futuro”. E’ una intervista al calor bianco quella concessa in esclusiva a Globalist dal generale Vincenzo Camporini, già Capo di Stato Maggiore della Difesa, e prim’ancora dell’Aeronautica militare, consigliere scientifico dello Iai (Istituto affari internazionali), tra i più autorevoli analisti militari europei.
“Il famoso memorandum va riscritto e il Partito democratico ha anche chiesto che questo venga fatto in breve tempo. Ma io credo una cosa: quando in Paese c’è un tema di diritti umani, andarsene via facendo finta che così si risolve il problema è sempre sbagliato. E l’atteggiamento che bisogna casomai avere è spingere la comunità internazionale, l’Europa, a essere ancora più protagonisti per condizionare quello che sta accadendo in quel Paese”.
Così il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, in un’intervista a Fanpage, a proposito della questione migranti e dei rapporti con la Libia. “La nostra filosofia -aggiunge- è questa: nessuna arrendevolezza o occhi chiusi. Anzi, spingere l’Europa a promuovere corridoi umanitari, quote di accoglienza, chiamare l’Onu. Anche rispetto a quanto accaduto nei giorni scorsi, quando si è sparato a dei migranti. Ma tutto questo richiede protagonismo”.
Cosa ne pensa, generale Camporini?
Leggendo questo lancio di agenzia, sono rimasto stupito nel trovarmi di fronte ad una fiera delle ovvietà. Da un leader politico mi aspetto delle proposte concrete e fattibili per una soluzione delle complesse problematiche che dobbiamo affrontare. E’ ovvio che ci deve essere un’azione delle Nazioni Unite per il controllo dei flussi migratori che attraversano la Libia; è ovvio che il problema non riguarda solo l’Italia a anche gli altri Paesi dell’Unione europea. Quello che serve, però, è una intensa azione diplomatica, al fine di sollecitare un concreto intervento di queste istituzioni. Serve quindi una iniziativa da parte del nostro ministro degli Esteri, che non dovrebbe occuparsi soltanto delle minuscole questioni politiche interne del nostro Paese. I flussi migratori sono un fenomeno storico che non può essere regolato a colpi di slogan politici, ma servono politiche lungimiranti che devono essere coordinate in un ambito che va ben al di là di quello nazionale.
L’Italia parla, mentre in Libia a fare i fatti è la Turchia di Erdogan.
Purtroppo è così. Perché il presidente turco, pur con tutte le riserve per la sua spregiudicata politica, ha degli obiettivi, li persegue con grande determinazione, anche approfittando dell’arrendevolezza degli altri attori sul terreno. Erdogan è un personaggio che considero, per molti versi, pericoloso, ma è uno che sa che cosa vuole e come ottenerlo.
Generale Camporini, quali sono, a suo avviso, i limiti strategici della politica estera italiana sulla Libia e il Mediterraneo?
Sono quelli di non saper sfruttare adeguatamente le potenzialità di cui disponiamo, sia dal punto di vista geografico, sia da quello delle capacità economiche, sia da quello della conoscenza, che nessun altro ha, della realtà sociale della Libia. Non possiamo continuare a giocare di rimessa, dobbiamo assumere iniziative .Se vogliamo sostenere il Governo voluto dalle Nazioni Unite, di al-Sarraj, dobbiamo farlo con tutti i mezzi disponibili Se non lo facciamo, spalanchiamo le porte a chi, come Erdogan, non ha i nostri dubbi amletici.
Un altro Paese del Nord Africa che sta vivendo una situazione di grande difficoltà, è la Tunisia. Il titolare della Farnesina, Luigi Di Maio, ha annunciato lo stop ai fondi per la cooperazione allo sviluppo fino a quando la Tunisia non dimostrerà una maggiore collaborazione nel contrasto alle partenze dalle sue coste. Ma è questa la strada giusta da percorrere per stabilizzare il Mediterraneo?
Assolutamente no. La Tunisia è l’unico Paese, tra tutti quelli che sono passati attraverso le cosiddette “Primavere arabe”, ad avere imboccato una strada verso un futuro democratico e, per quanto possibile, prospero. Porre degli ostacoli, limitando gli aiuti internazionali che sono necessari, è un atteggiamento di straordinaria miopia. La politica estera non si fa così, diciamo che non fa per lui.
Per restare all’Europa e a un tema che ha fatto parecchio discutere: la decisione del presidente Usa Donald Trump, di ritirare i soldati americani dalla Germania. Come leggere questa decisione?
A mio avviso, si tratta di una classica manovra elettorale di un Trump che è prossimo alla disperazione. Si tratta di una decisione che non cambia minimamente gli equilibri nel Mediterraneo e che ha come solo effetto quello di indispettire gli alleati europei, dalla Polonia alla Germania, e che non influirà sugli sviluppi geopolitici dell’area.
A proposito di Germania. L’1 luglio è iniziato il semestre di presidenza tedesca dell’Unione europea. Come giudica i primi passi compiuti, in questa veste, dalla cancelliera Merkel?
La Germania sembra che abbia idee molto chiare su quello che vuole ottenere. L’Italia è in una situazione di straordinaria debolezza, per motivi di carattere economico (la pessima performance economica anche in confronto a tutto quanto avviene negli altri Paesi europei), e per una governance politica incapace di prendere decisioni, a parte il frenetico attivismo di un presidente del Consiglio che sta pensando solo al proprio futuro.
Sulla questione migranti e sulla nostra politica mediterranea, lei vede degli elementi di discontinuità tra il Conte I e il Conte II?
Assolutamente no. L’unico punto di forza riguarda la sapiente azione di Minniti, da cui tutti quanti oggi prendono le distanze, compresi i suoi colleghi di partito del Pd, ma che è l’unica ad aver dato dei buoni risultati, sia dal punto di vista della riduzione dei flussi migratori che della riduzione, per quanto possibile, delle violazioni dei diritti umani in Libia. E’ una linea politica che dovrebbe essere approfondita, anche forzando un più concreto attivismo delle agenzie delle Nazioni Unite per il controllo dei campi profughi in Libia.

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