L'appello di Msf: "Niente brevetti sui farmaci anti-Covid, devono essere disponibili per tutti"

Medici Senza Frontiere: "L'approccio usato abitualmente dalle imprese farmaceutiche non può funzionare in una pandemia di questa portata".

Medici senza frontiere

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globalist 18 maggio 2020
Si è aperta la 73esima Assemblea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e Medici Senza Frontiere, che figura tra le associazion accreditate a seguire i lavori, ha ribadito il suo appello ai governi "a non depositare brevetti su farmaci, test diagnostici e vaccini utili per la risposta alla pandemia di Covid-19". In particolare, sul vaccino, Msf chiede che una volta disponibile, sia "economicamente accessibile, consentendo una produzione su larga scala per soddisfare la domanda globale".
"Dall'inizio della pandemia abbiamo visto molti esempi di Paesi che hanno agito nel proprio interesse e di multinazionali farmaceutiche che hanno ricercato facili assegnazioni di brevetti e altre forme di esclusività", afferma Silvia Mancini, esperta di salute pubblica di Msf, sottolineando: "L'approccio usato abitualmente dalle imprese farmaceutiche non può funzionare in una pandemia di questa portata".
"Recentemente - ricorda - la Gilead ha siglato accordi di licenza volontaria sul suo farmaco Remdesivir con 5 aziende produttrici di generici escludendo da questo accordo un intero continente come l'America Latina e Paesi come la Cina, ovvero metà della popolazione mondiale".
"In una pandemia globale non dovrebbero esserci brevetti, né possiamo affidarci alla buona volontà delle aziende farmaceutiche per rispondere a un'emergenza di salute pubblica mondiale. L'accesso ai farmaci è un diritto di tutti", prosegue Silvia Mancini di Msf, concludendo: "L'Oms dovrebbe avere un ruolo guida nello stabilire la gestione collettiva globale degli strumenti medici disponibili contro il Covid-19. Tecnologie, dati e know-how devono essere condivisi su base obbligatoria con il diritto all`utilizzo e alla produzione riconosciuto per tutti i Paesi".
Nelle ultime settimane - ricorda Msf - sono state lanciate alcune iniziative volte ad accelerare le attività di ricerca e sviluppo e l'accesso equo agli strumenti medici necessari per trattare, prevenire e diagnosticare il coronavirus, tra cui il lancio dell'Acceleratore per l`Accesso agli strumenti medici per il Covid-19 (Act), l`impegno di governi e altri attori di salute pubblica globali in termini di finanziamento, le proposte per la condivisione di tecnologie e proprietà intellettuale da parte del Costa Rica sotto l`egida e la guida dell'Oms e la risoluzione presentata all'Assemblea mondiale della sanità. 
Msf chiede all'Assemblea generale dell'Oms che: "I nuovi strumenti medici e prodotti farmaceutici sviluppati per rispondere al Covid-19 (dati, tecnologie, know-how) siano condivisi a livello globale; tutti i provvedimenti politici e legali esistenti, incluse le misure di flessibilità sui diritti di proprietà intellettuale (i cosiddetti Trips - Agreement on trade related aspects of intellectual property rights), siano utilizzati per rimuovere i brevetti e altri monopoli che creano barriere all'accesso ai farmaci; sia garantita piena trasparenza su tutti gli accordi di finanziamento della ricerca e sviluppo (R&S) con obblighi vincolanti a rendere disponibili ed equamente accessibili tutti i prodotti farmaceutici".
L'intervento di Msf in risposta alla pandemia si estende in oltre 70 paesi tra Europa, Africa, Medio Oriente, Asia, Oceania e Sudamerica. I team Msf composti da medici, infermieri, logisti, promotori della salute e psicologi stanno supportando ospedali e centri di salute, formando gli operatori sanitari locali sulle misure per contenere il virus, e proteggendo persone vulnerabili come anziani, senzatetto e rifugiati, in collaborazione con le autorità sanitarie dei diversi paesi. In Italia, sono oltre 50 gli operatori Msf impegnati nella risposta al Covid-19 per condividere la propria esperienza nella gestione delle epidemie, in particolare nelle Marche, in Lombardia e nel Lazio, con attività di supporto agli ospedali, a comunità vulnerabili come le strutture per anziani, ai medici di base e alle realtà del territorio. Diversi operatori che partono in missione con Msf da settimane sono in prima linea come medici del sistema sanitario nazionale.