I social rimuovono i video di Bolsonaro: "Fa disinformazione sul Covid-19"

Il presidente brasiliano continua a minimizzare i rischi della pandemia sulla salute pubblica. Il grido d'allarme di Lancet: "Prossima ondata in America Latina e Africa"

Bolsonaro

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globalist 31 marzo 2020

Prima Twitter, ora anche Facebook e Instagram: “Contenuti rimossi perché non rispettano gli standard”. Non sarebbe una notizia, se il destinatario di tali provvedimenti non fosse il presidente di un Paese da 209 milioni di abitanti. Stiamo parlando di Jair Bolsonaro, il discusso presidente brasiliano che continua a minimizzare i rischi della pandemia sulla salute pubblica, condividendo sui suoi canali social video e messaggi che incoraggiano i cittadini a fare come se nulla fosse. Così nelle ultime ore  Facebook ha cancellato alcuni video pubblicati dal presidente, sostenendo che diffondono disinformazione sull’auto-isolamento durante la pandemia del nuovo coronavirus.


La piattaforma di social media ha spiegato che i post pubblicati su Facebook e Instagram violano i suoi standard. Nell’ultimo video cancellato il presidente Bolsonaro diceva che la gente deve tornare a lavorare per sostenere l’economia.
Lunedì anche Twitter aveva rimosso due video pubblicati sul profilo ufficiale del presidente, che lo mostravano in visita domenica in diversi luoghi di Brasilia senza rispettare le raccomandazioni sanitarie per contenere il coronavirus.


Nei video cancellati, Bolsonaro difendeva la sospensione delle misure di contenimento in vigore in molti Stati del Paese e l’uso della clorochina per curare la malattia, nonostante la sua efficacia non sia ancora stata totalmente verificata. In una nota inviata ai media locali, Twitter ha ricordato che ha recentemente ampliato le sue regole globali sulla gestione dei contenuti che contraddicono le informazioni da fonti ufficiali sulla salute pubblica, contenuti che potrebbero mettere le persone a maggior rischio di trasmettere il Covid-19.


Il Brasile e altri Paesi dell’America Latina - come Messico, Perù e Cile - sono tra i Paesi per cui la prestigiosa rivista medica Lancet ha lanciato un grido d’allarme, sostenendo che la prossima ondata di infezioni da Covid-19 si abbatterà su Africa e America Latina. Il virus, con la sua scia di morti e malati, continua ad avanzare senza sosta verso ovest. Dopo la Cina, l’Italia e l’Europa, e gli Stati Uniti, sembrano i due continenti del Sud del mondo le sue prossime tappe. Per farvi fronte sarà fondamentale, qui come nel resto del mondo, seguire le indicazioni e il coordinamento dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), come scrive la rivista Lancet, in un suo editoriale.


Fino al 13 marzo era l’Europa il centro della pandemia, con l’Italia che ha superato il numero di morti della Cina, e Iran, Spagna e Usa che registrano un numero crescente di vittime e malati. Secondo Lancet, la prossima ondata di infezioni colpirà l’Africa, dove finora sono stati segnalati casi in 41 stati, e l’America Latina, con Brasile, Messico, Perù e Cile che ne contano già centinaia o migliaia.


A differenza però degli stati finora colpiti, la maggior parte di quelli africani e latinoamericani può contare solo su poche decine o centinaia di ventilatori, e molte strutture sanitarie non hanno nemmeno le terapie di base, come l’ossigeno. I sistemi sanitari più fragili presto saranno sopraffatti dalla diffusione dell’infezione, che troverà facilmente strada tra gli strati più poveri della popolazione, costretti a vivere in aree urbane sovraffollate e povere, spesso privi dei servizi sanitari di base, senza la possibilità di auto-isolarsi, senza periodi di malattia retribuiti o sistemi di sicurezza sociale.


Contro questa minaccia l’Oms ha lanciato il programma di finanziamento Covid-19 Solidarity Response, che ha raccolto oltre 70 milioni di dollari, e alcune organizzazioni regionali hanno preso dei provvedimenti decisi, condiviso informazioni e ricevuto donazioni di tamponi e forniture mediche. Anche se la popolazione ha paura, si sente arrabbiata e incerta e non ha fiducia nei propri governanti, in queste settimane sono emersi numerosi esempi di solidarietà, con i vicini che hanno organizzato sistemi di supporto per le persone vulnerabili.
Molti governi nazionali hanno risposto rapidamente, mentre altri non hanno ancora preso seriamente la minaccia, ignorando le raccomandazioni dell’Oms di evitare eventi di massa, come dimostrano i comportamenti del premier brasiliano, Jair Bolsonaro, viene scritto. Tuttavia c’è una sempre maggiore comprensione dell’importanza della collettività e comunità.


L’Europa e gli Usa hanno mostrato che la scelta di rimandare non paga. È fondamentale, conclude Lancet, “che la comunità globale tragga vantaggio dallo spirito di cooperazione emerso in queste settimane per evitare di ripetere questo errore nei Paesi più vulnerabili. L’Oms ha dato raccomandazioni chiare, efficaci e basate sui dati. Il mondo non è privo di una leadership efficace e globale. Il ruolo di coordinamento giocato dall’Oms deve continuare e i paesi e donatori devono continuare a supportarla in quest’azione”.