Legittimare la Guardia Costiera libica? Così l'Italia diventa complice di assassini e torturatori

La ministra dell'Interno Lamorgese ha detto che i discutibili accordi con i libici non si modificano che che lì stanno facendo un gran lavoro. Scherziano?

Migranti in un centro di detenzione in Libia

Migranti in un centro di detenzione in Libia

globalist 23 settembre 2019
Ha detto la nuova ministra dell’Interno Lamorgese: “Gli accordi con la Libia li manteniamo, la Guardia costiera libica sta facendo un gran lavoro".
Un gran lavoro? Solo l’altro giorno, come testimoniato dai funzionari dell’Oim, un’agenzia delle Nazioni Unite, uomini armati hanno sparato alle spalle e ucciso un ventenne sudanese che non voleva essere riportato in un lager dopo essere stato riportato indietro dalla Guardia Costiera.
Ci sono poi i rapporti delle stesse Nazioni Unite che sono stati trasmessi al Tribunale internazionale dell’Aja Nel nel quale vengono portate le prove sul fatto che la la Guardia costiera libica trasferisce migranti in centri di detenzione non ufficiali nei quali funzionari corrotti vendano i migranti ai trafficanti.
Il tutto tra sevizie e torture, tipiche di persone che si sentono impunite in una zona senza alcun tipo di controllo.
Ci sono le testimonianze di decine di migranti che raccontano i metodi brutali della Guardia Costiera libica che no è al servizio di uno Stato (che non c’è) ma è spesso la longa manus di milizie trafficanti senza controllo.
E allora perché questa sviolinata ai libici? 
Perché non pretendere come Italia e Europa severi controlli, proprio ora che sta emergendo che le ispezioni dell’Onu ai centri di detenzione erano artefatte perché i carcerieri nascondevano le prove o minacciavano i migranti perché non parlassero?
Se non si riconosce la barbarie libica allora l’Italia e l’Europa rischiano di diventare complici si assassini, torturatori e stupratori.