Schermaglie o rappresaglie, chiamiamole come si vuole. L’inizio in seguito all’arresto di un turco impegato presso il consolato drgli Stati Uniti di Istanbul.
Vicenda considerata dagli americani come un’offesa e come risposta è stato sospeso il rilascio dei visti per i turchi in viaggio verso gli Stati Uniti. Adesso il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato a Belgrado che né lui, né il governo di Ankara, riconoscono l’ambasciatore degli Stati Uniti nel Paese, John Bass, come rappresentante di Washington, a seguito della crisi legata alla sospensione dell’emissione di visti. “Questo ambasciatore conclude la sua missione, ma né io né i miei ministri lo riceveremo”, ha detto Erdogan dopo aver incontrato l’omologo serbo, Aleksander Vucic.
Bass, ha spiegato il Sultano, sta facendo le visite abituali d’addio, mentre secondo la stampa turca tra pochi giorni sarà trasferito in Afghanistan come ambasciatore, ma nessun membro lo incontrerà a causa della situazione di tensione che si è creata.
“Prima di tutto, non abbiamo cominciato noi, è un problema creato dagli Usa, non vogliono parlare con il ministero degli Esteri. Ora dicono che è stato l’ambasciatore ad Ankara a prendere la decisione” di sospendere l’emissione dei visti, “se è stato così non abbiamo nulla da dire ai funzionari americani”, ha proseguito Erdogan.
Bass ha scritto su Twitter che all’origine della decisione sui visti c’è il fermo di un impiegato turco del consolato di Istanbul.
Erdogan se la prende con Washington: non riconosciamo l'ambasciatore Usa in Turchia
L'arresto di un turco impiegato nel consolato americano di Istanbul ha provocato come reazione il blocco dei visti per gli Stati Uniti. L'ira di Ankara
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10 Ottobre 2017 - 16.28
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