Doppio gioco turco: ecco il timore della Merkel
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Doppio gioco turco: ecco il timore della Merkel

La Germania non condivide le sue informazioni con Ankara, teme che le usi per attaccare i curdi e aumentano le accuse contro gli Erdogan: radiografia di una coalizione divisa.<br>

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8 Dicembre 2015 - 11.36


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La Germania non nutre fiducia verso la Turchia perché crede che stia facendo il doppio gioco nella lotta contro lo stato islamico, e questo è anche il motivo per cui Berlino non vuole condividere le sue informazioni di “intelligence” tutto con intelligenza con Ankara, scrive “Der Spiegel”. La settimana scorsa il Bundestag ha approvato la partecipazione dell’esercito tedesco alla lotta contro i terroristi in Siria, tra cui il dispiegamento di aerei da ricognizione “Tornado” nella base NATO di Ind?irliku, in Turchia. Tuttavia, Berlino non crede Ankara e suppone che la Turchia potrebbe utilizzare le sue informazioni per prendere di mira le posizione curde.

Fonti militari di Berlino hanno parlato di come si può prevenire che la Turchia faccia un uso abusico dei dati di ricognizione tedeschi, la trasmissione dei quali è strettamente censurata. La ragione di questo sta, come detto, nel doppio gioco del presidente Erdogan nella guerra contro lo stato islamico. Ankara contribuisce alla coalizione contro Daesh con otto aerei da combattimento, ma allo stesso tempo effettua attacchi aerei contro le forze curde che sono partner degli Stati Uniti e , nel nord Iraq ed in Siria combattono i jihadisti. E’ preoccupazione evidente degli ufficiali tedeschi che i turchi possano analizzare le registrazioni della Bundeswehr che li metterebbero grado di identificare obiettivi curdi, e attaccarli indipendentemente dalla coalizione. Questo dilemma dimostra ancora una volta quanto sia complicata la situazione in una coalizioni i cui membri con il pretesto della lotta al terrorismo perseguono i propri interessi, conclude il giornale tedesco.

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Anche un altro giornale tedesco esamina i problemi di una coalizione che esiste soltanto sulla carta, e aggiunge che l’ Occidente si rifiuta di credere che la Turchia sia coinvolta nel business con il Daesh, ma chiude gli occhi di fronte a prove evidenti e la reputazione del figlio del presidente Erdogan parla da sola, scrive “Handelsblatt”.


Anche Bilal Erdogan, figlio del presidente della Turchia, ha cercato di mantenere un curriculum impeccabile, la sua biografia è ricca di macchie molto scure, quasi a dire che le accuse russe contro di lui non sono infondate. Nel 2013 la Procura turca ha sospettato Bilal Erdogan del riciclaggio del denaro di suo padre, e l’accusa era basata su un dossier, che includeva foto ed intercettazioni telefoniche tra Bilal e Recep Tayyip Erdogan.L’allora primo ministro intimava al figlio di “sbarazzarsi di tutti i soldi che sono a casa”, ricorda il giornale.

Nei primi mesi del 2014 è apparsa un’altra intercettazione telefonica sul pagamento di 10 milioni di dollari, ed anche se non è stato chiarito da chi provenisse il denaroa i media hanno ipotizzato che si trattasse di tangenti in relazione alla costruzione di un gasdotto.Erdogan si era difeso dicendo che l’audio era un montaggio e “uno sporco falso ”.

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A novembre, poi, ” il ministro dell’Informazione siriano, Omran al Zoubi aveva detto che il petrolio contrabbandato dal Daesh veniva trasportato sa bordo di autocisterne di proprietà di Bilal Erdogan. Secondo il ministro siriano, il figlio del presidente acquistava dai jihadisti petrolio e reperti storici.Secondo altre accuse, Bilal spediva nei Paesi asiatici il petrolio contrabbandato dalle zone occupate dai fondamentalisti in Iraq, fatto per cui i media locali lo hanno chiamato il “ministro del petrolio del Califfato”.

La pubblicazione fa notare che i giornali turchi ripetutamente si sono interrogati sul perchè le navi di Bilal si trovassero sulle coste siriane. Da quando la Turchia ha abbattuto l’aereo militare russo in volo sul confine ,Washington ha temporaneamente rinunciato alla richiesta che Ankara svolga un ruolo attivo nella interventi contro lo stato islamico . La mossa del governo degli Stati Uniti, rivela a “Reuters” un anonimo funzionario, mira a prendere un po ‘di tempo per governare le tensioni fra Turchia e Russia. Per questo motivo, la Turchia non ha partecipato in attacchi aerei in Siria dal 24 novembre, e questa pausa è solo l’ultima complicazione relativa al ruolo di Ankara nella lotta al terrorismo, che sta mettendo alla prova la pazienza delle autorità statunitensi.

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Ufficialmente Washington vuole che la Turchia assuma un ruolo più attivo, in particolare nel controllo del suo confine meridionale con la Siria, che è considerato il principale canale di approvvigionamento jihadista. Gli Stati Uniti sono particolarmente preoccupati del fatto che lungo i 100 chilometri del confine gli stati islamici facciano passare guerriglieri e commerci.

L’amministrazione Usa vuole che Ankara svolga un’azione più diretta contro IS, anche se allo stesso tempo sostiene che in parte questo è dovuto al fatto che Ankara prosegue le incursioni contro sostenitori lavoratori del partito democratico del Kurdistan (PKK), che entrambi i Paesi considerano un gruppo terroristico. Il segretario alla Difesa , Asthon Carter ha detto questa settimana al Congresso che la maggior parte degli attacchi aerei turchi sono diretti contro il PKK, ma altri funzionari Usa sottolineano che la Turchia ha recentemente assunto alcune iniziative positive, comprese misure di garanzia dei suoi valichi di frontiera con la Siria.

L’ultima notizie arriva dal quotidiano “Hurriet”, secondo il quale dopo le proteste irachene e le perplessità occidentali Ankara ieri sera avrebbe ritirato i 350 soldati schierani sul confine del Kurdistan.

Fonti: Agenzie

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