Con la perdita del bacino carbonifero del Donbass, Ucraina è sull’orlo della mancanza di carbone e per Kiev potrebbe essere necessario rivolgersi a Mosca aumentando ulteriormente la sua dipendenza energetica. Se i timori degli europei per la carenza di energia in Ucraina sono stati a lungo legati alla questione delle forniture di gas, sulle quali è stato finalmente raggiunto un accordo fragile, adesso è il carbone che a Kiev alimenta i peggiori incubi per questo inverno: nel Paese, quasi il 40% della produzione di elettricità proviene da centrali elettriche a carbone di cui prima del conflitto nella parte orientale il Paese oltre era anche esportatore con una produzione annua di circa 86 milioni di tonnellate nel 2012. Il problema sta nel fatto che quasi tutta la produzione di carbone ucraina proviene dalle miniere del grande bacino del Donbass, ora distrutte dai bombardamenti governati oppure sotto il controllo della ribellione filo-russa. A queste difficoltà si è aggiunta la settimana scorsa il fermo senza spiegazioni delle consegne di carbone dalla Russia.
“I russi hanno inviato alla società pubblica Tsentrenergo una dichiarazione che cita un caso di forza maggiore ma ammesso che lo sta stato non spiagano nulla in proposito”, ha detto il ministro ucraino di Energia, Yuriy Prodan. “Non so per quanto la Russia interromperà le sue forniture di carbone, se le fermasse per un lungo periodo di tempo le nostre centrali termiche non funzioneranno a pieno regime”, avverte.
“Con ogni probabilità, questa è una decisione puramente politica”, commenta Valentin Zemlianski, esperto indipendente ed ex portavoce del gruppo pubblico ucraino “Naftogaz”. Secondo le statistiche ufficiali, il paese ha bisogno di un milione di tonnellate di antracite al mese per alimentare le sue centrali. A partire dal 24 novembre dispone nelle sue riserve di poco meno di 1,8 milioni di tonnellate. “All’Ucraina mancano circa tre milioni di tonnellate per la stagione invernale, ossia metà dell’intero fabbisogno”, ha dichiarato Oleksandre Kharchenko, direttore del Centro di Ricerca per l’Energia di Kiev.
In risposta alla mancanza di rifornimenti le autorità potrebbero essere costrette a comprare elettricità direttamente al Russia, oltre a gas combustibile che viene già utilizzato per riscaldare il Paese, rafforzando ulteriormente la propria dipendenza energetica e fornendo altre leve di pressione al più grande vicino. Prodan ha annunciato che le autorità stanno studiando altre possibilità ma ogni decisione è problematica, come dimostra l’improvviso licenziamento del vice ministro dell’Energia, che ha avuto la sfortuna di autorizzare una società ucraina ad importare elettricità dalla Russia.
“Il ministero dell’Energia non fa assolutamente nulla per affrontare questo problema. Se non si trova presto una soluzione avremo enormi tagli di corrente e gravi problemi come nel 1990, le interruzioni potrebbero iniziare già a metà dicembre ed a febbraio la situazione potrebbe rivelarsi gravissima”, aveva avvertito il vice ministro licenziato.
Kiev ha tentato negli ultimi mesi di sbarazzarsi del pesante controllo energetico russo negoziando un contratto di fornitura di carbone con il Sud Africa, ma questo contratto non è stato onorato in pieno per ragioni che rimangono oscure. Diversi altri Paesi, come gli Stati Uniti, Vietnam e Australia possono fornire all’ Ucraina antracite, utilizzata ormai solo pochissimi Paesi, per le sue necessità di base ma un tale ordine richiederebbe molti trasporti mensili con un costo significativo per uno Stato che é in grave mancanza di liquidità.
Resta alle autorità ucraine la scelta di acquistare il carbone direttamente dove si trova, ovveri dai ribelli filo-russi del Donbass e questa sarebbe l’opzione più economica ma significherebbe di fatto finanziare questi territori, i cui fondi sono stati tagliati ai primi di novembre. Il capo dei separatisti Andrei Pourguin aveva detto a settembre che autorità ucraine ribelli si stavano consultando per i rifornimenti di energia con l’avvicinarsi dell’inverno e secondo gli esperti, circa 4,5 milioni di tonnellate di carbone sono ancora stivate nelle riserve del Donbass.