A Starobilsk (90 km a nord di Lugansk) dove Sos Villaggi dei Bambini sta aiutando le famiglie in difficoltà, la situazione è relativamente tranquilla. Qui si sono trasferite molte famiglie da Lugansk. Gli ospedali, i negozi sono aperti e funzionanti e le organizzazioni internazionali riescono a operare. Gli scontri armati stanno colpendo zone più lontane. La situazione economica è però problematica. Le aree agricole sono sovrappopolate dall’arrivo degli sfollati. Disoccupazione e povertà sono l’emergenza nell’emergenza. SOS Villaggi dei Bambini sostiene le famiglie e i bambini con cibo e medicine. A Lugansk la situazione è molto più grave perché la città è stata colpita dai bombardamenti ed è ancora teatro di scontri. Circa la metà della popolazione è rimasta in città. Mancano riscaldamento, energia elettrica, gas, acqua e cibo. “C’è povertà estrema e si soffre la fame. L’aiuto umanitario è insufficiente. Le grandi Organizzazioni Internazionali non riescono a operare per mancanza di sicurezza tranne L’Osce. Lugasnk continua però a essere più sicura della parte più periferica” – racconta Lyudmila Harchenko – “Decine di famiglie che abbiamo sostenuto a Lugansk sono ancora lì. Abbiamo 43 famiglie e 92 bambini che hanno urgente bisogno di cibo, vestiti caldi e stufe. Gli inverni a Lugansk possono essere molto rigidi. La metà delle case non hanno il riscaldamento funzionante. Il nostro ufficio non ha subito danni. Dobbiamo tornare a Lugansk il prima possibile”.
Secondo Lyudmila circa la metà delle strutture mediche a Lugansk sono aperte, così come alcune scuole. La qualità dei pochi servizi rimasti aperti è bassa. Mancano specialisti. “Circa la metà degli insegnanti hanno lasciato Lugansk e le scuole hanno dovuto seguire programmi non riconosciuti dal Ministero dell’istruzione. I ragazzi che si sarebbero dovuti laureare quest’anno rischiano di non poterlo fare”. Nonostante la firma di un accordo di cessate il fuoco nella capitale bielorussa, nel mese di settembre, la guerra in Ucraina orientale ha ucciso una media di 13 persone al giorno. Almeno 4.317 persone sono state uccise e 9.921 sono i feriti dall’inizio del conflitto. “E’ davvero difficile prevedere cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi” – conclude Harchenko – “In ogni caso, noi tutti speriamo in una stabilizzazione. Ciò che è importante per noi è di cercare il modo per continuare il nostro lavoro. “