Il gas russo ha alternative?
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Il gas russo ha alternative?

In Europa c’è già chi si sta attrezzando per la ricerca e la produzione di energia considerando la crisi russo-ucraina e proponendo un’alternativa al South Stream<br>

Il gas russo ha alternative?
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24 Luglio 2014 - 11.09


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L’alternativa al gas russo forse esiste. Così per garantire all’Europa centrale la stabilità energetica, anche a fronte della questione russo-ucraina e a seguito della battuta d’arresto del progetto del gasdotto South Stream, c’è chi tenta di correre ai ripari.

In Croazia, per esempio, tra le strategie prese in considerazione negli ultimi mesi e finalizzate all’indipendenza energetica dell’Europa grazie ad un rifornimento sicuro e continuo di gas, senza contare sulla Russia, sta (ri)prendendo piede l’ipotesi della costruzione di un rigassificatore nel Nord Adriatico. L’area in questione sarebbe quella dell’isola di Veglia, di fronte alla città costiera di Fiume.

D’altronde Zagabria non ha mai nascosto i suoi piani in tal senso.Lo Stato balcanico sta investendo molto nel campo degli idrocarburi e proprio quest’anno sono state indette le prime gare pubbliche per l’esplorazioni dei fondali marini dell’Adriatico.

Secondo le stime, infatti, il mare interno che separa la penisola balcanica da quella italiana potrebbe essere ricco di una quantità pari a 3 miliardi di barili di petrolio.

L’idea del rigassificatore, tutt’altro che nuova, visto che sono circa dieci anni che se ne parla sta ottenendo un crescente appoggio nelle cancellerie occidentali. Le sue quotazioni salgono di pari passo con l’intensificarsi della crisi in Ucraina e con i deterioramenti dei rapporti con la Russia. Nella preparazione del progetto sarebbero coinvolti esperti inviati dall’amministrazione americana, mentre da Washington sarebbero arrivati segnali a Bruxelles di considerare un cofinanziamento attraverso i fondi europei.

Ad un recente incontro che si è tenuto proprio la settimana scorsa a Dubrovnik, tra tutti i capi di Stato dei paesi del Balcani occidentali, con la cancelliera tedesca Angela Merkel, il rigassificatore sarebbe stato tra i temi principali in discussione. Lo scopo finale sarebbe quello di collegare il terminal per il gnl (gas naturale liquefatto) sull’isola di Veglia al rigassificatore sul Mar Baltico, in Polonia, formando in questo modo un corridoio energetico Nord-Sud che garantirebbe forniture di gas naturale alla Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Croazia, con collegamenti anche ai Paesi confinanti, inclusa l’Ucraina.

In Croazia è in corso la preparazione della documentazione per assicurare in anticipo, prima che il progetto ottenga un via libera di Bruxelles, tutti i permessi necessari. È previsto che il governo croato classifichi il rigassificatore come un “investimento di importanza strategica” per il Paese, facendolo abbracciare da una legge speciale che mira ad agevolare e accelerare i mega-investimenti nel settore.

Per far rendere l’idea delle serie intenzioni di Zagabria basta pensare che alcune aziende sono già state individuate per prendere parte attiva al progetto: la ‘Lng Hrvatska’, cogestita da due società pubbliche, la ‘Plinacro’, per la distribuzione del gas, e la ‘Hep’, per la produzione e distribuzione di energia elettrica.

Per ora si pensa che l’intero impianto debba avere una capacità massima di riportare dallo stato liquido a quello gassoso sei miliardi di metri cubi di metano all’anno, con però la possibilità, in futuro, di ampliare la struttura nel caso la richiesta dovesse aumentare.

L’intero investimento è stimato a circa 630 milioni di euro, e la parte croata molto probabilmente dovrà cercare un partner strategico internazionale, che ne diventerebbe il proprietario maggioritario.

Non è escluso, inoltre, un credito delle banche europee per lo sviluppo come ad esempio la Bers, insieme a prestiti commerciali, anche se la Croazia preferirebbe largamente un finanziamento diretto dai fondi europei. La costruzione del rigassificatore potrebbe durare tra i due e i quattro anni, al fine di rendere l’impianto pienamente operativo nel 2019.

Intanto poco più a Est qualcosa già si muove. La Omv Petrom, il più importante produttore di gas e petrolio nell’Europa Sud-Orientale, controllata al 51,01% dall’austriaca Omv, ha annunciato l’individuazione di un nuovo giacimento di petrolio nel Mar Nero, in Romania.

Il potenziale di produzione stimato della riserva petrolifera scoperta di recente e denominata “Istria XVIII” è di 1.500–2.000 barili al giorno.

Il perimetro di questa riserva, la più ricca della piattaforma continentale della Romania, ha già garantito l’estrazione di circa 700.000 tonnellate di petrolio in un anno.

La società ricorda inoltre che il Mar Nero rappresenta per Omv Petrom un’area importante e che continua a fornire il potenziale per nuove scoperte del genere. Concetto che trova conferma nel fatto che ben il 18% della produzione totale di idrocarburi dell’impresa trova già oggi origine in Romania.

Nei prossimi mesi, Omv Petrom valuterà la convenienza di far partire le operazioni d’estrazione nel nuovo giacimento, che teoricamente potrebbero iniziare nel giro di 3 o 4 anni dopo un investimento stimato intorno ai 100 milioni di euro.

Ma la corsa alle risorse energetiche non passa solo dal petrolio. Più a Nord, per la precisione in Polonia, la Erg Renew ha perfezionato l’acquisizione dal gruppo Vortex Energy del capitale di EW Orneta 2, società di diritto polacco titolare delle autorizzazioni necessarie per la realizzazione di un parco eolico, nella regione di Radziejow. Il nuovo parco eolico, con un capacità prevista di 42 MW e una produzione di energia elettrica, a regime, stimata di oltre 100 GWh all’anno, pari a circa 2.400 ore equivalenti e a circa 85kt di emissione di CO2 evitata, vedrà luce a metà del 2015.

L’investimento totale stimato per la realizzazione del parco è di circa 65 milioni di euro.
(Luigi Maria Rossiello)

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