Libia: i carri armati di Haftar entrano a Tripoli
Top

Libia: i carri armati di Haftar entrano a Tripoli

Ieri attacco nella capitale: due persone sono state uccise e 55 ferite, mentre a Bengasi l’aeroporto e una televisione privata sono stati attaccati dal lancio di razzi.

Libia: i carri armati di Haftar entrano a Tripoli
Preroll

Desk2 Modifica articolo

19 Maggio 2014 - 14.56


ATF

La Libia è ancora nel caos. Ieri sono state uccise due persone e ferite altre 55 a sud di Tripoli, mentre a Bengasi l’aeroporto e la televisione privata che aveva trasmesso un messaggio del colonnello, Mokhtar Farnana, che parlava a nome dell’esercito, sono stati attaccati dal lancio di razzi. Il governo libico ha detto lunedì mattina di avere il Paese ancora sotto controllo nonostante l’attacco con blindati contro la sede del Parlamento. Lo scrive il sito americano Nbc news. L’assalto armato è stato definito un “colpo di stato” dalle autorità libiche.

Un colonnello, che ha detto di parlare a nome dell’esercito, ha annunciato domenica sera in tv la “sospensione” del Congresso nazionale generale (Cng, Parlamento) libico. Il colonnello Mokhtar Fernana ha detto di essere il comandante della polizia militare e ha letto un comunicato su due reti private televisive. “Noi, membri dell’esercito e rivoluzionari (ex ribelli) annunciamo la sospensione del Cng”, ha detto.

In un comunicato il ministro della giustizia libico Salah Al-Marghani sottolinea che gli scontri di Tripoli “non hanno alcun collegamento reale” con l’offensiva lanciata venerdì dall’ex generale Khalifa Haftar contro gruppi di islamisti radicali a Bengasi, nell’est del Paese, definita dalle autorità un tentativo di colpo di stato.

Blindati e sparatorie domenica a Tripoli – Un edificio limitrofo dato alle fiamme, numerose autovetture danneggiate, i deputati e i dipendenti costretti a uscire in tutta fretta cercando di evitare carri armati e pick-up pieni di uomini armati ma in abiti civili.

Ahmed Miitig era stato nominato per porre fine al caos e all’anarchia ma da molti (anche tra la popolazione civile) é considerato troppo vicino ai fondamentalisti islamici. E comunque finora è stato incapace di limitare scorrerie e violenze di una miriade di gruppi fuori controllo ma tutti pesantemente armati. Non è stato finora possibile capire se il violento attacco al Congresso nazionale generale (Cng) sia collegato all’offensiva capeggiata da Haftar nell’est della Libia. Ma il presidente dell’organismo, Nouri Abou Sahmein, lo stesso che ieri aveva gridato al tentato colpo di stato per i bombardamenti aerei su Bengasi, ha attribuito la gestione dell’operazione proprio ad Haftar.

Altre fonti, spiegando che gli assalitori sono arrivati a bordo dei blindati dalla strada che collega la capitale all’aeroporto e che se ne sono andati percorrendo la stessa arteria verso sud, si sono dette quasi sicure che si tratti dei potenti miliziani di Zintan. Quelli delle brigate che tengono prigioniero il figlio del defunto Muammar Gheddafi, Saif al-Islam, e che si sono sempre rifiutate di consegnarlo a Tripoli. Quelli noti fin dall’inizio della rivolta nel 2011 per la loro decisa opposizione al fondamentalismo islamico.

Renzi, serve l’intervento della comunità internazionale – In Libia non c’è “un nuovo caos, è il vecchio caos che non ha trovato una soluzione”. “La situazione perciò rappresenta una priorità assoluta: l’ho detto a Ban Ki Moon, lo dirò al Consiglio europeo, lo dirò al G7, è il problema più forte che il Mediterraneo deve affrontare in questo momento, è del tutto evidente che non si risolve se non con l’intervento della comunità internazionale”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al termine dell’incontro con il suo omologo polacco Donald Tusk.

L’ambasciata italiana rassicura – Non c’è “nessun piano di evacuazione” per gli imprenditori italiani presenti in Libia in occasione della fiera Lybia Build. Queste le parole dell’ambasciatore italiano Giuseppe Buccino Grimaldi, raggiunto telefonicamente mentre si sta recando alla fiera, in programma da oggi fino al 23 maggio e alla quale partecipano un’ottantina di imprese italiane. “Non siamo a questo livello”, spiega l’ambasciatore in riferimento alla situazione di tensione che si sta vivendo in questi giorni nel Paese, aggiungendo che comunque, “suggeriremo ai connazionali la massima prudenza”. Stamattina, parlando con Labitalia, Rodolfo Giampieri, presidente della Camera di commercio di Ancona, in contatto con alcuni degli imprenditori italiani presenti a Tripoli, ha riferito che “da quanto ne sappiamo la Farnesina con l’ambasciata hanno già pronto un Piano B per l’evacuazione dei nostri conanzionali, se le cose dovessero precipitare”.La Farnesina, contattata dall’Adnkronos, si limita a commentare che sono previsti “oltre duecento piani di evacuazione per altrettante situazioni di crisi”.

“Situazione tranquilla” – “La situazione in questo momento qui è tranquilla, non vediamo pericoli. La Fiera qui a Tripoli ha preso il via con l’inaugurazione da parte di un ministro libico, gli espositori e le aziende sono tutte qui e tutto procede normalmente”. Così Vanessa Ficarelli, capo delegazione della missione della Marchet, azienda speciale della Camera di commercio di Ancona, in Libia in occasione della fiera Lybia Build, spiega, da Tripoli, a Labitalia, la situazione nel paese africano. Alla fiera la Marchet ‘accompagna’ 9 imprese marchigiane: Sagi, Lorev, Diasen, Messersì Packaging, Arco Industrie, Maitek, Cacciamani, Reschini Maurizi Arredamenti. “Anche nel percorso di circa 20 minuti per arrivare in fiera -conclude Ficarelli- la situazione è stata tranquilla, abbiamo trovato la strada libera e tutto è proceduto senza intoppi”.

La Tunisia si prepara – La Tunisia invierà 5mila soldati al confine con la Libia all’indomani dell’assalto al Parlamento di Tripoli da parte delle milizie guidate dall’ex generale Khalifa Haftar. Lo ha annunciato il ministro dell’Interno di Tunisi, Lotfi Ben Jeddou, al termine di una riunione di emergenza del governo. Jeddou ha sottolineato che la Tunisia ha deciso di prendere “misure proattive” per rafforzare la sicurezza al confine e prevenire ogni possibile conseguenza per la situazione in Libia. Nel corso di una conferenza stampa, il ministro ha quindi espresso preoccupazione per l’impatto che gli eventi in Libia potrebbero avere sui libici che vivono in Tunisia, stimandoli in “1,9 milioni”.

Native

Articoli correlati