Almeno 79 persone sono morte e 141 sono rimaste ferite negli scontri a Bengasi tra [url”Khalifa Haftar”]http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=58119&typeb=0&bengasi-nel-caos-scontri-e-attacchi-aerei[/url], ex generale in pensione ora a capo di un esercito paramilitare e milizie integraliste islamiche. Lo ha reso noto il responsabile del ministero della salute per la regione orientale.
Il governo di Tripoli grida al colpo di Stato. L’esercito regolare libico ha dichiarato una zona di esclusione aerea su Bengasi, minacciando di abbattere qualunque aereo militare sorvoli l’area.
Intanto violenti scontri a fuoco sono in corso a Tripoli davanti al Parlamento, mentre nella zona si stanno concentrando numerosi mezzi militari. Lo riferisce l’emittente Al Jazeera che definisce la capitale libica un “campo di battaglia”.
L’ex generale Haftar: non è un golpe – La nostra operazione non è un colpo di Stato e l’obiettivo non è quello di prendere il potere: è la risposta dell’ex generale Haftar al governo e parlamento libici che ieri sera hanno definito l’attacco sferzato dall’esercito paramilitare contro le milizie islamiche di Bengasi «al di fuori della legittimità dello Stato».
Secondo quanto riferito da Hafter alla stampa, l’operazione da lui lanciata venerdì e battezzata “Dignità” mira a ripulire la Libia dai terroristi. «Abbiamo cominciato questa battaglia e continueremo fino a raggiungere il nostro scopo. Il popolo libico è con noi», ha aggiunto specificando che altri suoi uomini erano pronti ad intervenire in diverse zone della Cirenaica.
E se l’esercito regolare libico si è distanziato dall’operazione dichiarando perfino una no fly zone su Bengasi, Haftar a capo di un esercito paramilitare costituito anche da ufficiali delle forze di sicurezza regolari ha chiesto agli abitanti di alcuni quartieri di Bengasi considerati bastioni di gruppi estremisti di evacuare la zona in vista di nuovi attacchi. Le milizie islamiche, tra cui Ansar al Sharia, sono accusate dei quasi giornalieri attentati in cui hanno perso la vita numerosi membri delle forze della sicurezza ma anche giudici, attivisti, giornalisti e stranieri nell’est della Libia.