Guerra Russia-Ucraina, è il quarto anno di trincea
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Guerra Russia-Ucraina, è il quarto anno di trincea

Il 24 febbraio 2022 iniziò la guerra. La fine non sarà un annuncio o un trattato ma un lento e doloroso processo di logoramento dove vincerà chi avrà la tenuta interna più lunga. La volontà degli ucraini di combattere per la propria esistenza è la risorsa in più rispetto agli avversari.

Guerra Russia-Ucraina, è il quarto anno di trincea
Kiev - Attacco alla città
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24 Febbraio 2026 - 16.52 Culture


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di Lorenzo Lazzeri

Oggi, il più sanguinoso conflitto europeo dalla Seconda Guerra Mondiale raggiunge un anniversario che nessuno, a Mosca come a Washington, aveva previsto. Sono quattro anni da quel 24 febbraio 2022 quando il Cremlino battezzò “operazione militare speciale” quella che si è trasformata in una guerra di logoramento che ha riscritto la geopolitica, ridisegnato gli equilibri energetici e inaugurato una nuova era di sorveglianza digitale.

Il fronte, una cicatrice di milleduecento chilometri che taglia in due il cuore dell’Europa orientale, narra oggi tutt’altra storia, ben differente da quella che la propaganda russa vorrebbe propinare al mondo. Le ultime settimane hanno visto controffensive ucraine nella regione di Zaporizhia con un arretramento russo fino a nove chilometri. Nella regione di Kharkiv, 305 km quadrati riconquistati, smantellando le pretese strategiche russe nell’area.

L’inversione di questa tendenza non è stata affatto casuale. La riforma del “sistema dei corpi d’armata” ha trasformato la difesa ucraina in un organismo militare molto plastico, capace di portare contrattacchi che hanno lasciato i comandanti russi sbalorditi ed impreparati.

Una di queste nuove tattiche prevede uno strumento che porta un nome fantascientifico, il Drone Wall. Un sistema congiunto di intercettazione e sorveglianza che utilizza droni da duemilacinquecento dollari per abbattere i droni russi (gli Shahed iraniani) che costano trentacinquemila dollari, con raporto di asimmetria dei costi da uno a quattordici. L’industria della difesa ucraina, cresciuta fino a contare oltre mille aziende attive, produce quarantamila droni intercettori al mese. L’integrazione dell’intelligenza artificiale nel comando e controllo ha incrementato enormemente la precisione dei colpi. Il cielo sopra il fronte è saturo di droni al punto che qualsiasi ammassamento occulto di truppe è diventato impossibile, rendendo l’Ucraina il luogo dove la guerra ha cambiato volto.

Dall’altra parte del fronte, la macchina bellica russa mostra crepe profonde. Le cifre sono impietose: il Center for Strategic and International Studies stima un milione e duecentomila vittime totali russe. È un dissanguamento che nessuna economia può sostenere a tempo indeterminato. La Russia affronta un deficit di due milioni e quattrocentomila lavoratori specializzati, un buco nero demografico che sta divorando il tessuto produttivo del paese. Le riserve finanziarie accumulate negli anni d’oro del petrolio sono considerate “quasi esaurite”, e le sanzioni statunitensi dell’ottobre 2025 contro Rosneft e Lukoil hanno costretto Mosca a svendere il greggio a circa quaranta dollari al barile, sempre che le stazioni di pompaggio, le raffinerie o i depositi non siano in fiamme.

Putin ha trasformato la Russia in una gigantesca fabbrica d’armi, ma il vero paradosso è che questa economia di guerra sta uccidendo l’economia civile con l’inflazione che galoppa, i tassi di interesse inchiodati al quindici virgola cinque per cento, e il settore civile soffre per mancanza di investimenti e manodopera. È un’economia divisa in due realtà alternative, dove l’industria bellica fiorisce nutrendosi delle ceneri di tutto il resto.

A rendere la situazione ancora più insostenibile è l’impossibilità di reclutare nuova carne da cannone. Il Cremlino ha rinunciato a nuove mobilitazioni ufficiali, il fantasma delle proteste del 2022 è ancora troppo fresco, e ha optato per una “leva silenziosa” che è un capolavoro di coercizione burocratica. Le convocazioni arrivano via app e bloccano istantaneamente i diritti civili degli inadempienti con divieto di guida, conti bancari congelati, una morte civile digitale, ma questo allo Stato non è sufficiente perché è costretto a fare affidamento anche su mercenari stranieri provenienti da Africa e Sud America, attirati con promesse di cittadinanza russa, una moneta che vale sempre meno sul mercato internazionale della disperazione.

Un elemento che la propaganda di Mosca si guarda bene dal menzionare è la crescente partigianeria interna. Le raffinerie russe sono sotto attacco costante, e non solo dai droni ucraini a lungo raggio. Atti di sabotaggio, incendi dolosi e azioni di resistenza colpiscono le infrastrutture energetiche e logistiche del paese, indebolendo la Russia dall’interno. I dati indipendenti del Levada Center confermano: solo il venticinque per cento dei russi sostiene attivamente la continuazione del conflitto, il minimo storico dall’inizio dell’invasione, mentre il sessantasei per cento della popolazione ritiene che la Russia dovrebbe muoversi verso negoziati di pace.

Ma è sul fronte della libertà digitale che si consuma la trasformazione più inquietante. In coincidenza con l’anniversario, il Cremlino ha intensificato il blocco sistematico di Telegram e WhatsApp, le ultime finestre sul mondo esterno per milioni di cittadini russi. Al loro posto, il regime impone MAX, un’applicazione sviluppata da VK che rappresenta qualcosa di molto più sinistro di un semplice servizio di messaggistica.

MAX è il Grande Fratello nel palmo della mano. Modellata come un messanger sul sistema cinese WeChat, è un ecosistema totalitario che integra pagamenti, identità digitale, archiviazione documenti e servizi bancari. La crittografia è “approvata dall’FSB”, un eufemismo per dire che ogni singola comunicazione è accessibile in tempo reale dai servizi di sicurezza. La registrazione richiede esclusivamente numeri russi o bielorussi con identificazione certa. Dal settembre 2025, MAX è pre-installata obbligatoriamente su ogni smartphone e tablet venduto in Russia.

Chi ha letto “1984” di Orwell riconoscerà immediatamente l’architettura: il teleschermo che osserva ogni cittadino, il Ministero della Verità che riscrive la realtà, il Bispensiero che permette di credere contemporaneamente alla vittoria imminente e alla necessità di una guerra permanente. MAX è tutto questo condensato in un’applicazione. Gli esperti di sicurezza digitale la descrivono come uno “spy personalizzato” che monitora spostamenti, contatti e dati biometrici, creando un profilo utente completo che elimina ogni barriera tra la vita privata del cittadino e l’apparato repressivo dello Stato. La “Cortina di Ferro” del ventunesimo secolo dove il filo spinato e torrette di guardia sono un ricordo, sostituiti da algoritmi e notifiche push è infinitamente più efficace, perché i cittadini la portano volontariamente in tasca.

Dunque, il quarto anniversario dell’invasione si apre con la fotografia di un conflitto che si è cristallizzato in una forma nuova e terribile: da un lato un’Ucraina che si trasforma in una fortezza tecnologica integrata nell’architettura di sicurezza occidentale, dall’altro una Russia che sprofonda in un isolamento digitale e sociale sempre più asfissiante dove la guerra è stata normalizzata come condizione permanente dell’esistenza. La fine non sarà un annuncio o un trattato, vedremo piuttosto un’agonia, un lento e doloroso processo di logoramento dove vincerà chi avrà la tenuta interna più lunga. E in questo momento, nonostante tutto, l’Ucraina sembra avere dalla sua parte l’unica risorsa che la Russia non può né comprare né requisire: la volontà di un popolo che combatte per la propria esistenza.

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