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Il vaccino Pfizer crea una barriera anche nel naso: lo studio di Tor Vergata

La ricerca è stata pubblicata nella sezione Vaccines del Multidisciplinary Digital Publishing Institute. I ricercatori hanno trovato gli anticorpi secretori nella saliva e nelle secrezioni nasali in misura ben maggiore nelle persone vaccinate

Il vaccino Pfizer crea una barriera anche nel naso: lo studio di Tor Vergata
Vaccino Pfizer

globalist

21 Dicembre 2021 - 14.29


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Da un recente studio, coordinato dal dipartimento di Otorinolaringoiatria dell’Università di Tor Vergata di Roma, sarebbe emerso che il vaccino a m-Rna di Pfizer-Biontech offrirebbe una barriera contro il Covid direttamente nel naso, una delle principali porte di ingresso del virus. La ricerca è stata pubblicata nella sezione Vaccines del Multidisciplinary Digital Publishing Institute.

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I ricercatori hanno trovato gli anticorpi secretori nella saliva e nelle secrezioni nasali in misura ben maggiore nelle persone che hanno ricevuto solo il vaccino, senza infezione naturale. Fra aprile e giugno 2021 sono stati raccolti i campioni biologici da un gruppo di 51 persone, composto da soggetti con pregressa infezione e soggetti sani, vaccinati e non.

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I risultati – Gli studi hanno mostrato una maggiore produzione di anticorpi anti-IgA-S1 e IgG-Rbd nei vaccinati rispetto al gruppo dei sani e dei guariti. Ad esempio, le IgG-Rbd nelle secrezioni nasali risultano nel gruppo dei vaccinati due volte superiori rispetto ai pazienti con pregressa infezione e tre volte superiori rispetto ai sani non vaccinati. Solo chi aveva avuto una forma grave di Covid ha registrato livelli di IgA-S1 nelle mucose comparabili con quelli dei vaccinati.

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La barriera nel naso esiste – “Questo è il primo studio – ha spiegato Stefano Di Girolamo, responsabile di Otorinolaringoiatria del Policlinico Tor Vergata – che riporta una risposta immunitaria nasale secretoria specifica al Sars-CoV-2 provocata dal vaccino. I risultati indicano che il vaccino Covid-19 può indurre una risposta immunitaria umorale mucosale e far supporre che i test anticorpali potrebbero essere utilizzati per il monitoraggio della protezione indotta dal vaccino contro l’infezione virale, quindi per calcolare il rischio e il timing personalizzato per un richiamo vaccinale”.

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