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La scoperta di Crisanti: "I due turisti cinesi di Wuhan sono i pazienti zero di Vo' Euganeo"

Il microbiologo e la sua squadra hanno scoperto la relazione fra la coppia sbarcata a Malpensa, e che si spostò in Veneto, e il ceppo virale che colpì Vo' Euganeo

Andrea Crisanti
Andrea Crisanti

globalist

24 Aprile 2021 - 09.21


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L’équipe dell’Università di Padova, guidata Andrea Crisanti, ha scoperto che i due turisti cinesi provenienti da Wuhan, primi casi di Covid in Italia, individuati a Roma e curati allo Spallanzani, sarebbero i ‘pazienti zero’ di Vo Euganeo (località dove il 21 febbraio morì Adriano Trevisan, 78 anni, la prima vittima della pandemia in Italia).

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La squadra guidata da Crisanti è riuscita ad individuarlo attraverso l’analisi del ceppo virale, uguale a quello circolante nel comune del padovano all’inizio della pandemia, come spiega lo stesso virologo al ‘Corriere del Veneto’: “è una scoperta importante, che permette di ricostruire gli eventi che fecero piombare il Veneto nell’incubo della pandemia”.

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La coppia di turisti, marito e moglie di 67 e 66 anni provenienti da Wuhan, in vacanza in Italia, sbarcò a Malpensa il 23 gennaio e, dopo aver fatto tappa in Veneto e a Parma, arrivò a Roma con la febbre alta. Fu il primo caso accertato di positività al coronavirus nel nostro Paese. Rimasero ricoverati allo Spallanzani e, dopo una lunga convalescenza, si ripresero e tornarono a casa.

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“All’epoca – ha spiegato Crisanti – eseguimmo i test su tutti gli abitanti, arrivando a individuare 88 persone positive al Covid. I campioni furono conservati proprio con l’intenzione di eseguire il sequenziamento di tutti i virus. Ed è ciò che abbiamo fatto, sia su quelli di Vo’ che su un altro centinaio di tamponi eseguiti successivamente nel resto del Veneto. Abbiamo confrontato i codici genetici ricavati dai nostri tamponi, con quelli ricavati dai ricercatori dello Spallanzani analizzando la saliva dei turisti cinesi. Sono identici, e questo non lascia spazio a dubbi”.

Significa che i primi malati di Vo’ contrassero il virus direttamente dalla coppia orientale oppure – ed è l’ipotesi più probabile – da una terza persona che ha fatto da ‘ponte tra i due infetti provenienti da Wuhan e la piccola comunità padovana, nella quale il contagio ha cominciato a diffondersi all’inizio di febbraio. “Ora chiediamo agli abitanti di Vo’ di ricordare se in quei giorni andarono a Verona, Venezia o Parma, le tre città visitate dalla coppia cinese. La nostra speranza – ha aggiunto il microbiologo – è di individuare proprio l’ultimo anello della catena di contagi”.

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Lo studio verrà pubblicato su un’importante rivista scientifica. Con Crisanti hanno lavorato il professore di microbiologia Enrico Lavezzo e Stefano Toppo, esperto di biochimica, entrambi dell’Università di Padova. La ricerca ha visto la collaborazione anche del team di Giovanni Tonon, del San Raffaele di Milano. “Il ruolo dei due turisti cinesi – ha concluso Crisanti – dimostra che all’epoca non furono prese le giuste contromisure. Oggi fortunatamente sappiamo molte più cose sul virus e probabilmente, se in futuro dovesse ricapitare un’emergenza simile, sapremmo come intervenire, isolando immediatamente le aree a rischio”.

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