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Galli: "Siamo nella terza ondata e Sputnik è un'arma in più che servirebbe"

Il direttore del reparto malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano: "La mia opinione sul lavoro pubblicato su Lancet del vaccino prodotto in Russia è particolarmente favorevole".

Massimo Galli
Massimo Galli

globalist

23 Marzo 2021 - 21.10


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Una apertura significativa: “In Italia è evidente che siamo nel pieno della terza ondata e un vaccino come Sputnik V è un’arma in più che servirebbe” e “mi auguro che le difficoltà che sono state osservate per i processi autorizzativi di Ema siano facilmente superabili e in tempi brevi”.
Lo ha detto l’infettivologo Massimo Galli, direttore del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, intervenendo alla tavola rotonda “Evoluzione della pandemia, il vaccino russo Sputnik V, caratteristiche e prospettive di utilizzo” – organizzato dal Forum di dialogo italo-russo per le società civili, con esperti italiani e russi.
“La mia opinione sul lavoro pubblicato su Lancet del vaccino prodotto in Russia è particolarmente favorevole. E trovo in modo particolare, intelligente e interessante la decisione di usare un vaccino con un doppio vettore per le due dosi”, ha sottolineando l’infettivologo, aggiungendo che si tratta di “una posizione del tutto originale dei ricercatori russi, utilizzare un secondo vettore nei confronti del quale è improbabile che pre-esistano anticorpi prodotti dall’organismo umano; un secondo vettore che riesce a veicolare la seconda stimolazione senza essere contrastato dagli anticorpi umani”.
“E’ un approccio tanto interessante da essere stato anche usato per importanti collaborazioni”, ha aggiunto Galli ricordando il varo dello “studio in congiunzione con AstraZeneca, in cui uno dei due vettori, il vettore ad26, dello Sputnik era stato usato per la seconda dose, dopo la prima somministrazione con il vettore di AstraZeneca”. Questo sottolinea “l’importanza dell’approccio a due dosi con vettore differenziato con diversi adenovirus”.
“I risultati che ho apprezzato, leggendo il lavoro su Lancet sono incoraggianti e importanti. Il punto è – ha avvertito Galli – come e in che termini si possa usare anche al di fuori della Russia questo vaccino. Per quanto riguarda l’Italia e l’Europa mi auguro che le difficoltà che sono state osservate per i processi autorizzativi di Ema siano facilmente superabili e in tempi brevi”.
A questo proposito, per ampliare l’uso di Sputnik V, il vaccino russo anti-Covid “credo che un punto possa essere la possibilità della produzione su vasta scala di questo vaccino in Russia e fuori dalla Russia, è un argomento importante da considerare e sviluppare”.
Galli ha anche avanzato la disponibilità a collaborare per studi sul vaccino russo: “Per quanto riguarda riguarda me e il mio gruppo, siamo assolutamente disponibili alla collaborazione per studi specifici, per eventuali valutazioni anche della possibilità di impiego sul campo, una volta autorizzato, in circostanze particolari o in gruppi particolari”. L’infettivologo in particolare si è riferito alle persone fragili, con un sistema immunitario compromesso: “Mi domando se il sistema del doppio vettore in casi specifici non possa essere una garanzia di ottenere una risposta valida in persone con un sistema immunitario non particolarmente performante”.
“E’ evidente che in Italia – ha sottolineato l’infettivologo del Sacco – è in corso la terza ondata e l’unica maniera per poter arginare rapidamente e validamente sta certamente nelle misure di mitigazione, che riducono i movimenti delle persone, ma indubitabilmente sta nella possibilità di un uso estensivo di un vaccine, e per quanto riguarda lo Sputnik, di un vaccino assai promettente, secondo le indicazioni di letteratura scientifica di cui disponiamo, è sicuramente un’arma in più che ci farebbe particolarmente comodo”.

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