L'amarezza di Crisanti: "Dopo un anno da Codogno non abbiamo ancora imparato"

Il direttore del laboratorio di microbiologia di Padova: "Forse siamo ancora in tempo a cambiare strategia che riduca al minimo i contatti''

Crisanti

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globalist 20 febbraio 2021

Lui è la voce critica: ha salvato tante vite nel Veneto mentre in Lombardia si era allo sbando ma poi Zaia lo ha messo da parte e tanti lo insultano semplicemente perché dice la verità e non quello che tanti vorrebbero sentirsi dire, ossia che le regole non servono e che ognuno può fare ciò che vuole.

''Dopo un anno non abbiamo ancora imparato. Abbiamo pensato che con questo tipo di virus si potesse convivere. Forse siamo ancora in tempo a cambiare strategia che riduca al minimo i contatti''.
 Lo ha detto Andrea Crisanti ospite di Sky TG24 nello speciale 'Un anno di Covid', condotto da Tonia Cartolano.
''Anche durante la prima ondata ci furono ritardi nel capire la gravità della situazione - ha ricordato il virologo - Passarono 16 giorni dalle prime diagnosi ai primi decessi. E gli studi a Vò già all'inizio avevano dimostrato che il 28 febbraio c'era il 3% della popolazione e quale fosse la capacità di riproduzione del virus e nessuno ha saputo leggere questi dati, la verità è questa''.


Crisanti ha poi aggiunto: ''A Vò abbiamo dimostrato che testando tutte quante le persone rapidamente e circoscrivendo il focolaio era possibile abbattere completamente la trasmissione. Poi abbiamo impiegato mesi a scoprire che c'erano gli asintomatici e quale fosse il meccanismo di trasmissione. Mentre noi facciamo fatica a capirlo, altri Stati hanno capito la lezione e ci hanno dimostrato come si fa. Guardiamo quello che è successo due settimane fa in Australia dove per 5 casi hanno messo in lockdown 1,5 milioni di persone senza proteste con 150mila tamponi fatti per chiudere la partita''.