Depressi, affaticati e con la paura che il virus torni: i problemi dei guariti dal Covid-19

Paola Gnerre, dirigente del reparto medicina interna 2 dell'ospedale San Paolo di Savona ha esaminato una serie di pazienti

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globalist 27 settembre 2020

Una malattia che, in alcuni casi, sembra non volersene andare: "Grande stanchezza, qualche difficoltà respiratoria e tanta paura che l'incubo ritorni".


Un quadro problematico quello dei soggetti guariti dal Covid-19 tracciato dalla dottoressa Paola Gnerre, dirigente del reparto medicina interna 2 dell'ospedale San Paolo di Savona. "L'altro fattore comune è uno stato depressivo che non aiuta nel percorso verso una completa guarigione". Nella struttura ligure, grazie anche al direttore di dipartimento dottor Tassara e all'associazione Fadoi, è nato uno dei primi day hospital gratuito per ex pazienti Covid. 


Nuovo modello di cura - Il progetto è stato presentato da Fadoi, l'associazione dei medici internisti, nel congresso che si è svolto in modalità mista presenza/remoto a Roma. L'idea è semplice: istituire day hospital non solo terapeutici ma anche diagnostici, così da prendere in carico pazienti ex-Covid che, nonostante abbiano superato la malattia, rischiano comunque danni permanenti a cuore, reni e cervello. Una formula esente da ticket che si rivelerà utile anche per recuperare le decine di migliaia di visite e accertamenti saltati durante il lockdown. 


Sistema di controllo multidisciplinare - Un lavoro nato dall'esperienza maturata sul campo: studi internazionali hanno mostrato come i pazienti guariti dal coronavirus continuassero a manifestare problemi polmonari diventati poi cronici nel 30% dei casi. "Da questo dato nasce un sistema di controllo multidisciplinare in regime di day hospital ogni tre, sei, dodici e ventiquattro mesi", spiega la dottoressa Gnerre, "dove vengono controllati parametri come frequenza cardiaca, ecg e pressione arteriosa. Abbiamo già individuato un 30% di pazienti che necessita di una ulteriore valutazione psicologica". 


Un modello da esportare su larga scala - "L'esperienza maturata in questi mesi ha rimesso in discussione la vecchia organizzazione ospedaliera", spiega il presidente Fadoi Dario Manfellotto. "La divisione in dipartimenti sta lasciando il posto a un approccio multidisciplinare, rivelatosi efficace per una malattia sistemica come il Covid-19 ma anche per altre patologie croniche o complesse". I primi in Italia ad avviare la presa in carico dei pazienti ex-Covid sono stati i medici internisti dell'ospedale di Magenta, seguiti da alcune strutture nella regione Toscana. Dopo il successo di questi esperimenti, il Ministero ha istituito un tavolo di confronto con Fadoi per esportare questo modello su tutto il territorio nazionale.