Schlein a Vannacci: "Vada a Dongo per ricordarsi come è finito il fascismo"
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Schlein a Vannacci: "Vada a Dongo per ricordarsi come è finito il fascismo"

A Cernobbio il confronto tra il leader di Futuro Nazionale e Mario Monti. L'ex premier: "Combatterò fino all'ultimo la sua retorica fascista". Vannacci: "Accuse ridicole"

Schlein a Vannacci: "Vada a Dongo per ricordarsi come è finito il fascismo"
Elly Schlein
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6 Settembre 2026 - 12.54


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Lo scontro politico tra Roberto Vannacci e Mario Monti, al Forum Teha di Cernobbio, è partito dall’Europa ed è finito sul fascismo, sulla Costituzione e sulla collocazione politica di Futuro Nazionale. A poche centinaia di metri, all’Altra Cernobbio organizzata da Sbilanciamoci!, Elly Schlein ha raccolto il tema e ha rivolto un messaggio diretto al leader di Futuro Nazionale: “Visto che Vannacci è da queste parti, gli suggerirei di andare a fare visita a Dongo per ricordarsi la fine della storia di cui sembrano tanto nostalgici”.

La segretaria del Pd ha quindi ricordato la conclusione del fascismo: “Alla fine è stata una fuga, nascosti, da vigliacchi, dopo aver devastato il Paese, dopo aver macchiato il Paese con la dittatura, con le deportazioni, con le leggi razziali, con la collaborazione con Hitler”. E ha concluso: “Basta conoscerla la storia”.

Schlein ha collegato l’attacco a Vannacci anche alla competizione interna alla destra. “Il problema qui è uno: è che in questa rincorsa a destra tra Meloni, Salvini e Vannacci, chi paga il conto sono gli italiani”, ha detto arrivando all’Altra Cernobbio. Secondo la leader dem, Vannacci non direbbe cose diverse da quelle sostenute da Meloni e Salvini prima dell’arrivo al governo.

Il confronto con Monti

Al Forum Teha, Vannacci ha difeso il principio dell’unanimità nelle decisioni europee. “L’unanimità nell’Unione Europa non è una patologia ma è una garanzia”, ha detto. Secondo il leader di Futuro Nazionale, il voto unanime serve a impedire che “26 Stati comandino sul ventisettesimo”.

Vannacci ha chiesto un cambiamento dell’assetto dell’Unione europea e ha parlato della necessità di costruire un’Europa diversa da quella attuale. Ha inoltre criticato la politica europea nei confronti della Russia e dell’Ucraina: “La Ue si è schierata totalmente a favore dell’Ucraina, ma nell’ultimo semestre è aumentata l’importazione di gas dalla Russia, finanziando così un’economia di guerra che vorremmo combattere”. Per Vannacci si tratta di una “strategia schizofrenica”.

Monti ha risposto contestando la visione politica del leader di Futuro Nazionale. “Oramai sono vecchio, ma combatterò fino all’ultima mia energia il suo tentativo di ricostruzione della retorica del fascismo”, ha detto l’ex presidente del Consiglio.

Monti ha precisato di non vedere in Vannacci la ricostituzione del Partito fascista, ma ha sostenuto che sarebbe già presente “l’aspetto più insidioso” del fascismo: la ricostruzione della sua “narrativa”, della “retorica” e dello “spirito”. Ha contestato in particolare quella che considera una rappresentazione della superiorità dell’Italia e degli italiani.

L’ex premier ha inoltre sostenuto che diversi punti del programma di Futuro Nazionale sarebbero in contrasto con la Costituzione e con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

La replica di Vannacci

Vannacci ha respinto le accuse. A proposito dell’inchiesta sulla possibile ricostituzione del Partito fascista, ha parlato di un’accusa “ridicola”, definendola “fantasiosa, se non fantascientifica” e richiamando la legge Scelba.

“Nel mio programma non c’è nulla fuori dalla Costituzione”, ha affermato. Vannacci ha ricordato che la Carta è stata modificata più volte dal 1948 e ha sostenuto che anche un eventuale nuovo intervento di revisione costituzionale non potrebbe essere considerato di per sé eversivo o antidemocratico.

Il leader di Futuro Nazionale ha anche detto di non essere preoccupato dalle inchieste che riguardano il suo partito: “Non sono preoccupato nella maniera più assoluta”.

Gli applausi a Monti

Il confronto ha registrato una netta differenza nelle reazioni della platea di Villa d’Este. Secondo ANSA, Monti è stato interrotto due volte dagli applausi di manager e imprenditori presenti in sala e ha ricevuto consensi anche per le sue battute rivolte a Vannacci. Il leader di Futuro Nazionale è stato invece ascoltato in silenzio e ha ottenuto soltanto un applauso al termine del suo intervento.

Fuori dalla sala, Vannacci ha ribadito la propria posizione sulle accuse di fascismo. Monti, al termine del confronto, ha confermato la sua intenzione di opporsi a quella che considera una riproposizione della retorica fascista.

Le critiche di Calenda

Sul confronto è intervenuto anche Carlo Calenda. Il leader di Azione ha criticato la scelta del Forum Ambrosetti di invitare Vannacci, definendola una “passerella” e una “vetrina” per il leader di Futuro Nazionale. Calenda ha invece giudicato positivamente le parole pronunciate da Monti durante il confronto.

Anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha preso le distanze da Vannacci sul tema dei rapporti con la Russia. “Una persona che parla bene di Putin non può essere un alleato di questo governo e tanto meno può godere delle mie simpatie”, ha dichiarato.

Schlein: “Quattro anni dopo stiamo peggio”

All’Altra Cernobbio Schlein ha allargato l’attacco alle politiche del governo. Ha parlato di “crescita zero”, di tre anni consecutivi di calo della produzione industriale e ha citato i 2.500 licenziamenti nell’indotto ex Silva e i 1.450 esuberi annunciati da Electrolux con la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi.

Secondo la segretaria del Pd, il governo non avrebbe realizzato una politica industriale adeguata né adottato misure sufficienti per aumentare i salari o ridurre il costo delle bollette. Schlein ha indicato come priorità per l’opposizione sanità pubblica, scuola, istruzione, ricerca, innovazione e politica industriale.

Il confronto di Cernobbio si è così chiuso su due piani distinti: al Forum Teha lo scontro tra Monti e Vannacci sull’Europa, sulla Costituzione e sulla natura della nuova destra; all’Altra Cernobbio l’attacco di Schlein al leader di Futuro Nazionale e il richiamo a Dongo come simbolo della fine del fascismo.

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