Stellantis, Orlando (Pd): "Il governo faccia chiarezza e smetta di essere subalterno"
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Stellantis, Orlando (Pd): "Il governo faccia chiarezza e smetta di essere subalterno"

Stellantis, Orlando (Pd): "Chiediamo un confronto con il governo e di far corrispondere alle cose che dice i fatti, minacciando di meno, ma magari essendo un pò più duro e capace di imporre una linea utilizzando le risorse pubbliche".

Stellantis, Orlando (Pd): "Il governo faccia chiarezza e smetta di essere subalterno"
Andrea Orlando
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2 Febbraio 2024 - 11.16


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Con un video pubblicato sui social, l’esponente del Pd ed ex ministro Andrea Orlando ha parlato della questione Stellantis. «Sarebbe bene fare un momento di chiarezza, chiedere serietà al governo: gli incentivi che si minaccia di non dare più nel frattempo sono erogati, molti miliardi in forme diverse, diretti, indiretti, cassa integrazione. Quello che è importante oggi è stabilire una linea, decidere come intervenire nell’ambito del gruppo – magari sì, prendendo per buona la sfida di Tavares ed entrando nel capitale e nel Consiglio di amministrazione – e poi mettendo condizionalità sugli incentivi e sui trasferimenti che si danno al gruppo e chiedendo garanzie sui livelli occupazionali, sulla difesa degli stabilimenti, sulla politica che si intende fare sull’indotto».

«Il cane che abbaia e non morde non fa paura a nessuno. E’ per questo motivo che noi chiediamo un confronto con il governo e di far corrispondere alle cose che dice i fatti, minacciando di meno, ma magari essendo un pò più duro e capace di imporre una linea utilizzando le risorse pubbliche. E’ la strada che io credo si debba seguire per difendere una presenza che è fondamentale nel nostro Paese, come quella della produzione dell’automotive». 

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«La Meloni segue, diciamo, una tradizione di subalternità dei nostri governi nei confronti di Stellantis. Ma cerca di nascondere questa condizione con una serie di proclami. Il primo ad accorgersi di questa contraddizione è stato l’amministratore delegato di Stellantis, Tavares, che ha detto sostanzialmente che se volete entrare nel gruppo compratevi una quota come hanno fatto i francesi e in più ha anche maramaldeggiato, dicendo che siccome l’Italia mette pochi soldi sull’elettrico, la produzione dell’elettrico non si farà nel nostro Paese e per questo ha minacciato: c’è il rischio di chiusura di Torino-Mirafiori e Pomigliano d’Arco».

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