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Pd, Borghi: "Tra l'entrismo di Renzi e il populismo di Conte c'è grande spazio per il riformismo"

Enrico Borghi, senatore e responsabile Sicurezza del Pd spiega perché il partito democratico non deve farsi condizionare né da Conte e né da Renzi

Pd, Borghi: "Tra l'entrismo di Renzi e il populismo di Conte c'è grande spazio per il riformismo"

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9 Dicembre 2022 - 16.14


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Congresso del Pd, dove andare? C’è uno spazio politico a disposizione del Partito Democratico per ricostruire la propria identità, liberandosi dalla «sindrome di Stoccolma» che lo porta a guardare a Conte e dal complesso da «ratto delle Sabine» che gli fa apparire Matteo Renzi dietro a ogni tornante politico. Quello spazio si chiama riformismo. Ed è tutt’altro che residuale”.

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È l’analisi di Enrico Borghi, senatore e responsabile Sicurezza del Pd. «In questa fase il Movimento 5 Stelle non farà nulla per aiutare il Partito Democratico. Loro hanno l’obiettivo di farci perdere e non temono di andare da soli perché sanno che soli massimalizzano il risultato, più che con qualsiasi alleanza», spiega Borghi.

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«A sinistra si è aperta una lotta per l’egemonia di quello spazio politico e, in questa fase, il problema del Partito Democratico è che troppi pezzi del partito soffrono di una sindrome di Stoccolma che li spinge verso Giuseppe Conte».

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Una sindrome di Stoccolma potrebbe anche essere quella che porta altri pezzi di pd a guardare a Renzi? «Il problema Renzi nel Pd non esiste», risponde Borghi: «Matteo Renzi ha un obiettivo politico diverso dal nostro, vuole riempire uno spazio politico lasciato vuoto da Silvio Berlusconi e per questo procede con questa opposizione entrista, nel senso che vuole entrare nel governo. Vedremo compiersi tutto questo nel 2024, dopo le europee».

Perché, cosa accadrà dopo le europee? «In quel momento il governo potrebbe andare in crisi. Sarà importante osservare da oggi e fino ad allora le dinamiche di Forza Italia e Lega e, soprattutto, le scelte di Salvini: se farà concorrenza a destra a Meloni o se deciderà di tornare al partito del Nord».

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Da questo punto di vista, quanto sta accadendo in Lombardia con le dimissioni dei tre consiglieri leghisti, potrebbe significare che qualcosa si è già mosso in questo senso? «Quello è il segnale che un pezzo di partito si sta rivoltando a Salvini», sottolinea Borghi. «Se il governo andrà in crisi, Renzi con il suo centro mobile ne garantirà la continuità. Rispetto a tutto questo, la sinistra deve liberarsi del complesso del `ratto delle Sabine´, secondo cui Renzi è l’usurpatore del Sacro Graal del Nazareno. In questo scenario c’è uno spazio per il Partito Democratico. Questo spazio è tra l’entrismo di Renzi e il populismo di Giuseppe Conte. Non è uno spazio marginale, anzi è molto ampio. Si chiama riformismo».

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