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Poster "stop gender", il sindaco di Bologna: "Offensivi della dignità della persona"

Matteo Lepore: "Manifesti offensivi della dignità delle persone e della libertà di espressione di genere, sui quali abbiamo chiesto un parere legale per poterli rimuovere»

Poster "stop gender", il sindaco di Bologna: "Offensivi della dignità della persona"
Matteo Lepore

globalist Modifica articolo

12 Ottobre 2022 - 14.28


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A Bologna, negli ultimi giorni, sono stati affissi dei manifesti “stop gender” da parte dell’associazione Pro vita e famiglia. Il sindaco Matteo Lepore ha condannato l’iniziativa, definendo «offensivi della dignità delle persone e della libertà di espressione di genere», i poster diffusi sui muri della città.

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«Ultimamente sono apparsi a Bologna, in particolare di fronte a luoghi sensibili come le scuole- sottolinea Lepore- manifesti del movimento Pro vita contro una fantomatica teoria gender. Manifesti offensivi della dignità delle persone e della libertà di espressione di genere, sui quali abbiamo chiesto un parere legale per poterli rimuovere», conferma il sindaco. «Non vogliamo che si ripetano episodi di questo tipo. Per questo stiamo valutando di inserire correttivi alle regole attuali sulle affissioni pubbliche. Perché tra libertà di espressione, sempre da difendere e garantire- continua Lepore- e campagne discriminatorie c’è una bella differenza». Una differenza «che la destra non sa, o non vuole, capire. A Bologna non tolleriamo l’intolleranza. Viva la libertà. Quella vera. Di tutti, per tutti», conclude il primo cittadino. A Lepore replica la Lega: «Anche il sindaco si schiera contro la libertà di espressione e vuole condizionare la libertà di pensiero? Lo trovo assurdo», dichiara in una nota il consigliere comunale Matteo Di Benedetto. «Questa è un’impostazione totalitaria e da dittatura del pensiero unico. Voler mettere un filtro politico sui manifesti che si possono affiggere a Bologna- continua l’esponente del Carroccio- è un’idea pericolosa per la democrazia e contraria al concetto di pluralismo».

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Tra l’altro «si tratta di manifesti che esprimono una preoccupazione manifestata più volte anche dal Papa. Mi chiedo: Lepore censurerebbe anche il Santo Padre?», scrive Di Benedetto. «Consiglio al sindaco- conclude il consigliere leghista- un nuovo slogan: `Non sono d’accordo con quello che dici, ma farò di tutto perché tu non possa dirlo´. Si adatta bene alla sua battaglia contro la libertà».

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