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La morte di Gorbaciov, ecco il ricordo di due ex comunisti italiani: D'Alema e Occhetto

Per D'Alema quell'atteggiamento occidentale "ha aperto la strada a Eltsin e cioè ad un capitalismo selvaggio che ha creato in Russia una drammatica crisi sociale"

La morte di Gorbaciov, ecco il ricordo di due ex comunisti italiani: D'Alema e Occhetto
Occhetto e D'Alema

globalist Modifica articolo

1 Settembre 2022 - 12.26


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Achille Occhetto ricorda quegli anni nelle interviste concesse al Corriere della Sera, a Repubblica e al Fatto Quotidiano. “La tendenza acritica volta al più banale realismo politico fondata sul principio che il fine giustifica i mezzi avrebbe potuto condurlo verso un’altra direzione. Quella che imboccheranno i suoi successori. Egli invece non accettò la strada che gli era stata indicata dagli oppositori interni, cioè quella delle riforme economiche senza liberalizzazione. È questo il suo merito fondamentale – spiega l’ultimo segretario del Pci –  dire no a un autoritarismo di mercato che avrebbe portato in Cina la repressione in piazza Tienanmen. Gorbaciov aveva dichiarato la fine dell’esperienza storica del comunismo internazionale e con il rifiuto di una difesa repressiva evitò di portare l’umanità verso una guerra atomica. Il suo grande incancellabile merito internazionale è di aver salvato la pace nel mondo. Il suo fallimento è dovuto alla irriformabilità di quel sistema: in quelle condizioni era difficile andare oltre”. “Il fallimento del suo generoso tentativo di autoriforma -aggiunge Occhetto- è la testimonianza più eloquente, e lo vediamo ancora oggi, che tanti anni di socialismo reale non hanno lasciato alcuna traccia di socialismo ideale e democratico nell’animo della maggioranza del popolo russo, più disposto a passare da un autoritarismo a un altro piuttosto che lasciarsi trascinare dalle nuove idee liberatrici di quello che molti consideravano un utopista visionario”.

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“Gorbaciov, diciamoci la verità, contava sul fatto che l’Occidente lo avrebbe aiutato, cosa che invece non avvenne. L’Occidente utilizzò Gorbaciov ma lo lasciò affogare consapevolmente. Mitterrand aveva addirittura ipotizzato la messa in opera di una sorta di piano Marshall per la Russia, ma gli americani non ne vollero sapere. Gorbaciov fu lasciato a se stesso”. Lo afferma Massimo D’Alema in un’intervista alla Stampa in occasione della morte di Mikhail Gorbaciov, all’età di 91 anni. “Forse -aggiunge l’ex ministro degli Esteri- se in quel momento l’Occidente vincitore avesse interpretato in modo più generoso la sua vittoria, avrebbe contribuito a una evoluzione diversa. Invece ha aperto la strada a Eltsin e cioè ad un capitalismo selvaggio che ha creato in Russia una drammatica crisi sociale, una ristretta oligarchia e un senso di frustrazione e di declino. Tutto ciò alla fine ha generato Putin. Si capisce che nella memoria dei russi Gorbaciov sia il simbolo dell’inizio del declino. Forse quel declino poteva essere governato diversamente se qualcuno gli avesse teso la mano”. “Penso -conclude D’Alema- che fosse necessario negoziare con la Russia un nuovo equilibrio di sicurezza in Europa, cosa che i russi hanno negli anni anche chiesto senza ottenerlo. Neanche no gli è stato detto… Nel momento in cui lo scenario della Guerra Fredda veniva meno era ragionevole mettersi intorno a un tavolo e dar vita a una nuova Helsinky, a un nuovo accordo di sicurezza. In questo quadro anche un eventuale limitato allargamento della Nato non avrebbe generato in Russia la sensazione di essere sotto assedio. Quando la Cuba di Castro mise i missili ai confini con gli Stati Uniti, gli Stati Uniti se ne ebbero a male, non dissero: ‘Cuba è un Paese sovrano e può fare quello che vuole’, non mi pare”.

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