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Calenda canta vittoria: "Contro Conte avrei vinto, il Pd abbandona gli elettori al M5s"

Il leader di Azione si era opposto alla candidatura del lader M5s al collegio lasciato libero da Gualtieri e attacca il partito democratico: "Letta dimostra che non c'è alcun Ulivo 2.0 ma solo il Conte 2"

Calenda canta vittoria: "Contro Conte avrei vinto, il Pd abbandona gli elettori al M5s"

globalist

7 Dicembre 2021 - 10.25


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Lui e Renzi hanno alzato le barricate e adesso che ili leader M5s ha rinunciato cantano vittoria come se si trattasse di un loro risultato. E questo la dice lungo sulla presenza di forze politiche (Azione e Italia Viva) che andranno contro il campo progressista, visto che i margini di una composizione non ci sono.

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”Conte sapeva benissimo che avrebbe dovuto correre in un territorio non particolarmente fertile per i 5S e che lì con un avversario forte rischiava di perdere. Poi, magari, avrà fatto anche altri ragionamenti, chiedete a lui”. 

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Così il leader di Azione Carlo Calenda in merito al rifiuto del presidente dei 5 Stelle di candidarsi nel collegio di Gualtieri. A questo punto, afferma, ”ritiro la mia candidatura. Per me il problema non sussiste più. Non potevo accettare l’idea che un 5S calcasse i sacri Colli, che il Pd abbandoni i propri elettori a un Movimento che in quel collegio alle Comunali ha preso il 5,3 per cento. È da tre settimane che Enrico Letta ci prende in giro, dicendo che avremmo parlato. Questo modo di procedere di Enrico dimostra che non c’è nessun Ulivo 2.0 ma solo un Conte 2 riveduto è corretto. Lì sono rimasti i dem, nessuno sforzo di ampliare l’area liberale, democratica e riformista”.

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”Chiederò al Pd e a una coalizione più larga – annuncia Calenda – di incontrarci per decidere chi candidare, in una coalizione senza i 5Stelle. Nella Capitale i grillini hanno una storia particolare, si sono resi colpevoli di un disastro amministrativo. Non possiamo presentarci ai romani con i 5S al nostro fianco. Purtroppo questa è un’ossessione del Pd: a Lodi il Movimento è al 2 per cento eppure vogliono imporre al sindaco Pd il simbolo dei 5stelle… La verità è che nel Pd decide un blocco di potere composto da ex ds romanocentrici e da Franceschini. Amministratori e sindaci non contano nulla, specie quelli del Nord. E questo sistema imbriglia anche Gualtieri. Poi, per ora, fra i democratici sono in tanti a voler fare il presidente della Repubblica, hai visto mai che si inimichino qualcuno. È una follia”.

Quanto a un possibile grande centro autonomo, Calenda afferma di trovare ”quell’operazione di Renzi, Toti, Brugnaro e Mastella oggettivamente molto lontana dal nostro modo di vedere la politica. Noi siamo impegnati nella costruzione di un grande movimento riformista in Italia. Abbiamo mille amministratori e 23 sindaci, la costruzione di un partito è una cosa molto più difficile che fare un’operazione parlamentare. Ma il Parlamento oggi è il posto meno rappresentativo che ci sia in Italia, non si possono cominciare i percorsi politici da lì. Noi non siamo contrari a una grande alleanza europeista, a un modello Ursula di cui parlo da quando è nata Azione. È lo stesso obiettivo di Renzi. Ma non crediamo né a un partito né a un gruppo unico in Parlamento. Prima di fare alleanze, dobbiamo costruire un solido movimento liberal-democratico. Con +Europa, amministratori locali e società civile. Non solo un insieme di sigle: dalle amministrative ho già girato venti province, ho incontrato esponenti di liste civiche. Serve nuova classe dirigente, serve coinvolgimento, anche per vincere l’astensionismo. Il grande centro, costruito ora e in Parlamento, non sta in piedi. Ha altri fini, come pesare di più in vista dell’elezione del Capo dello Stato”.

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