Calenda rompe con il Pd in Europa: lascia il gruppo socialista e chiede l'adesione tra i liberali
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Calenda rompe con il Pd in Europa: lascia il gruppo socialista e chiede l'adesione tra i liberali

La scelta del leader di Azione è per contestare il possibile ingresso di M5s nella compagine progressista. O forse è un pretesto per spostarsi nell'area liberista

Carlo Calenda, leader di Azione
Carlo Calenda, leader di Azione
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11 Novembre 2021 - 09.34


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Lui ne ha fatto una questione di principio, o forse un puntiglio dettato anche da antipatie personali.
Perché se è vero che M5s nasce come forza anti-euro, anti-Ue e con inclinazioni no-vax, è altrettanto vero che ha sostenuto l’elezione di Ursula von der Leyen, ora è diventato un gruppo europeista, accetta l’euro e la coppia Conte-Speranza non ha concesso sulla ai no-vax (a differenza della destra, compresa quella sedicente liberale contraria alle chiusure) e ha dato il via ad una stagione di prudenza e rigore proseguita con Draghi.
Del resto se M5s sceglie di far parte del gruppo socialista è segno di una evoluzione.
Ma Calenda non sente ragioni o, forse, non sentendosi parte del mondo progressista ma di quello liberista cerca giustificazioni per fare le valigie dopo essere stato eletto nelle liste del Pd.
E cosa ha detto? 
“Come confermato da Enrico Letta oggi si va verso l’ingresso del M5S nel gruppo @TheProgressives insieme al Pd. Lo considero un grave errore politico che tradisce il mandato degli elettori alle ultime europee. Chiederò oggi stesso l’adesione al gruppo @RenewEurope”. Lo ha scritto su twitter Carlo Calenda, leader di Azione. “Sono da sempre contrario a un’alleanza con i 5S – ha aggiunto -. Ma posso capirne i razionali. Qui però andiamo ben oltre. Si aprono le porte ad un gruppo unico con un movimento che ha combattuto l’euro e governato con sovranisti. pessima scelta”. E ancora: “La ragione per cui sta accadendo oggi non ha nulla a che fare con la politica, è semplicemente una questione di cariche di metà mandato e di peso delle delegazioni. Sorprende il silenzio assordante dei riformisti del PD”. 

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