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Attacchi a una candidata del Pd: Laura Castelli condannata per diffamazione

L'esponente M5s dovrà pagare una multa di 1032 euro per un post allusivo verso Lidia Lorena Roscaneanu

Laura Castelli
Laura Castelli

globalist Modifica articolo

28 Giugno 2021 - 18.51


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Dopo la diffamazione avvenuto nel 2016, ai danni di Lidia Lorena Roscaneanu, giovane candidata del Pd nella circoscrizione 3, l’onorevole pentastellata Laura Castelli è stata condannata oggi in Tribunale al termine di un processo.
Il giudice le ha inflitto il pagamento di una multa di 1032 euro e una provvisionale di 5mila euro.
Oltre la Castelli, sono stati condannati a una multa di 516 euro altri due imputati. In tre sono stati assolti per tenuità del fatto. 
La vicenda
La vicenda risale al 2016, poco prima delle elezioni amministrative. Castelli, sul web, aveva postato una foto che ritraeva Lidia Lorena Roscaneanu, giovane candidata del Pd nella circoscrizione 3, insieme a Piero Fassino, all’epoca in corsa per Palazzo Civico.
Lo scatto era stato tagliato in modo che non comparisse un’altra candidata presente.  “Che legami ci sono tra i due?” aveva scritto la deputata grillina, specificando che la donna lavorava come cassiera nel bar del Palagiustizia, il cui appalto era stato affidato “ad un’azienda fallita tre volte” con un “ribasso sospetto”.
E ancora: “La Procura indaga. Fassino candida la barista nelle sue liste. Quanto meno inopportuno, che dite?”.
Il post, ripreso dal blog del Movimento 5Stelle, in pochi minuti era rimbalzato da un profilo all’altro.
Centinaia i commenti volgari e sessisti. “Sei la badante di Fassino”, “Sei l’amante di Fassino” quelli più gentili. In molti fecero espliciti riferimenti sessuali e razzisti.
Le dichiarazioni della parte lesa
“Sono contenta” ha detto Roscaneanu, commossa, al termine della lettura del dispositivo. “Non è una questione di soldi, ma di principi e valori”.
Accompagnata dall’avvocato Gianluca Orlando, ha presenziato a ogni udienza. Quel post allusivo, per lei era stato “devastante. Ovunque andassi c’era chi mi faceva battute su Fassino e su una nostra presunta relazione – aveva spiegato in aula – In poche ore ero stata tempestata di messaggi: migliaia e migliaia di insulti sui social e la notizia era stata ripresa anche da alcuni giornali romeni. Alla fine ho ritirato la mia candidatura”. L’onorevole Castelli in aula non si è mai presentata. Tramite il suo difensore, ha depositato una memoria.
“La mia assistita non aveva intenzione di screditare nessuno – ha detto l’avvocato Concetta Cagia – Si trattava di critica politica e la questione riguardava una notizia vera, cioè l’appalto del bar del Tribunale”.
Dove Roscaneanu lavorava come cassiera. “È inopportuno – aveva spiegato la giovane al giudice – che chi rappresenta un’istituzione metta alla gogna una ragazza di cui non sa nulla solo per acchiappare i like in campagna elettorale”. 

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