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D'Alema si difende: "L'attacco di Feps? Ero pagato 5mila euro e non 10mila come meritavo, è una vendetta"

L'ex premier: "Il segretario generale Ernst Stetter mi propose di concentrare tutto il mio impegno sul lavoro della Fondazione. Il contratto è stato fatto secondo le procedure"

D'Alema
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14 Maggio 2021 - 07.33


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E’ di questi giorni la richiesta di Feps (Fondation for European Progressive Studies) di farsi restituire da Massimo D’Alema una somma che lui avrebbe percepito dalla fondazione in quanto presidente.

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D’Alema percepiva una somma di “5000 euro netti” dalla Feps, la rete delle fondazioni dei socialisti europei, non diecimila.

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Lo precisa lo stesso ex premier: la retribuzione, spiega D’Alema, riguarda il periodo “Dal 2013 al 2017. I primi tre anni della mia presidenza alla Feps, dal 2010 al 2013, ero ancora parlamentare e ho svolto le mie funzioni gratuitamente. Dopo l’uscita dal Parlamento avevo molte offerte di lavoro. In particolare da una società inglese che organizza eventi internazionali, Chartwell, che mi offriva quattro volte quello che poi ho preso dalla Fondazione. Il segretario generale Ernst Stetter mi propose di concentrare tutto il mio impegno sul lavoro della Fondazione, proponendomi un contratto che prevedeva anche una clausola di esclusività, per remunerare le mie prestazioni che andavano al di là della mia normale attività di presidente”.

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Perché la Feps le fa causa, e le chiede di restituire 500mila euro? “Il contratto è stato fatto secondo le procedure regolarmente eseguite per tutti i contratti e regolarmente protocollato. Trovo sconcertante il modo in cui è stata gestita questa vicenda. Non è mai stato sentito il segretario generale che ha redatto il contratto. La notizia della citazione in giudizio è stata notificata prima a Repubblica che a me. Tutto questo ha lo stile di una vendetta politica e personale”.

Secondo D’Alema “Stetter, prima di procedere, chiese un parere a una società di contrattualistica belga, Securex, che rispose che era possibile retribuirmi per funzioni diverse da quelle di presidente”.

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Su 25 Fondazioni, tra cui quattro italiane, ben 23 si sono espresse per la causa. Come lo spiega? “Ritengo sia stata raccontata una storia non vera e che lo svolgimento della vicenda chiarirà a tutti come stanno le cose. Ho onorato i miei impegni e so di essermi guadagnato lo stipendio”.

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