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Salvini parla di Covid: ricordate quando sponsorizzava la pericolosa idrossiclorochina?

Dopo la bocciatura dell'Aifa anche la Russia di Putin ha rimosso il contestato farmaco dai protocolli di cura

Salvini
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globalist

7 Maggio 2021 - 20.40


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C’era una volta l’idrossiclorochina, un farmaco considerato poco efficace, se non dannoso, nella cura al Covid.
Un farmaco che, per motivi misteriosi, ad un certo  punto è stato sponsorizzato da Trump e Bolsonaro, due semi-negazionisti, che lo hanno presentato come la vera alternativa ai lockdown.
In Italia non poteva mandare Salvini che si è messo a propagandare questo farmaco non nella prima fase della pandemia, quando c’era tanta confusione, ma ancora quando molti medici e ricercatori avevano lanciato allarmi definendo questo farmaco inutile e anche dannoso.
Ma il capo della Lega non se ne è mai fatto un problema. Tanto che ancora a novembre aveva detto in una conferenza stampa. 
“Oggi portiamo all’attenzione del Governo, molto confuso e che naviga a vista con Dpcm settimanali, una proposta concreta: un protocollo di cure a domicilio, con il ricorso a farmaci dal costo irrisorio come l’idrossiclorochina, per evitare l’affollamento degli ospedali ed i lockdown”.
E aveva aggiunto: “Offriamo non la bacchetta magica – spiega Salvini – ma un ventaglio di soluzioni per evitare di intasare gli ospedali. Evidentemente anche i giornalisti hanno un peso, perché il terrorismo a reti unificati non svuota gli ospedali ma li riempie”. 
E queste proposte terapeutiche vengono offerte grazie alla collaborazione di “medici che curano i pazienti, non con quelli che passano il loro tempo in Tv o che si limitano a fare ricerca soltanto sui libri”.
Parole di Salvini a cui avevano fatto seguito quelle di uno che non esattamente uno scienziato come Armando Siri, he aveva detto: “Il 26 maggio Aifa ha interrotto un protocollo di cure domiciliari a base anche di idrossiclorochina. Queste cure potrebbero evitare l’affollamento degli ospedali”. 
L’Idrossiclorochina funziona all’inizio della malattia, con sintomi precoci. E’ questa la sua efficacia nella somministrazione domiciliare immediata – hanno utilizzando. Chiediamo ad Aifa un’apertura vera per la risoluzione di un problema, senza pregiudizi. Siamo qui a chiedere al Governo e all’Aifa un atto concreto”.
Tre giorni dopo Salvini aveva aggiunto: “”L’idrossiclorochina è un farmaco usato in Cina, Germania e tanti altri Paesi e in Italia tanti medici la usano. Se mi ammalassi io la chiederei”
Poi che è successo? Nonostante la spinta dei propagadisti della nostra destra bolsonariana l’idrossiclorochina non è diventata la pozione magica decantata dai leghisti. Anzi la Russia di Putin (altro politico del quale Salvini e Savoini hanno grande ammirazione) l’ha tolta dai protocolli della cura del Covid.
C’è qualcuno che ancora pensa che Salvini sia attendibile?
Quando l’Aifa bocciò l’idrossiclorochina
“Alla luce delle evidenze che si sono progressivamente accumulate nell’uso terapeutico su pazienti ricoverati e che dimostrano la completa mancanza di efficacia a fronte di un aumento di eventi avversi, seppur non gravi, Aifa non raccomanda l’utilizzo dell’idrossiclorochina nei pazienti con Covid-19 in ospedale. 
AIfa inoltre non ritiene utile né opportuno autorizzare nuovi studi clinici nei pazienti ricoverati”. È quanto scrive l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) nell’aggiornamento della scheda relativa all’utilizzo di idrossiclorochina per la terapia dei pazienti affetta da Covid-19.
La scheda arriva dopo qualche giorno dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha autorizzato la somministrazione da parte dei medici seppur in uso off label e senza rimborsabilità.
“Nei pazienti – prosegue Aifa – con infezione da Sars-Cov-2 gestiti a domicilio, di bassa gravità e nelle fasi iniziali della malattia, esistono evidenze più limitate che dimostrano la mancanza di efficacia a fronte di un aumento degli eventi avversi, seppur non gravi, pertanto Aifa non raccomanda l’utilizzo dell’idrossiclorochina. Una eventuale prescrizione nei singoli casi si configurerebbe quindi come uso off label.
In tale setting può ancora essere consentita l’esecuzione di studi clinici randomizzati controllati al fine di rendere conclusive le conoscenze disponibili”.

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