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A Forlì la destra blocca i progetti contro omofobia e transfobia: “Siamo per la famiglia tradizionale”

La giunta a trazione leghista ferma un progetto già finanziato dalla Regione e approvato dal Comune quando era di centro sinistra

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26 Novembre 2019 - 09.14


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Forlì ha una giunta di centro destra. A trazione leghista. E allora scatta il no a progetti, già finanziati, contro la violenza di genere e le discriminazioni per orientamento sessuale. Inutile dirlo: il no è proclamato in difesa della cosiddetta famiglia tradizionale. Scattano allora le giuste proteste da più associazioni.
Da quattro anni nel territorio l’associazione Un secco no ha realizzato più iniziative con l’associazione culturale Delfi che promuove il servizio “integrAzione”, vale a dire che un gruppo di professionisti forma professionisti su come affrontare le discriminazioni di genere e per orientamento sessuale. Vi collaborano enti e comuni del territorio. Vengono coinvolti consultori, assistenti sociali, centri antiviolenza basandosi su segnalazioni di casi di discriminazione, di bullismo omofobico e transfobico.
Nel dicembre 2018 il Comune di Forlì ha invitato l’associazione Un secco no ad aderire al bando di un progetto in seguito a un bando della Regione Emilia-Romagna su pari opportunità e per contrastare le discriminazioni e della violenza di genere. Il progetto coinvolgeva altre realtà del territorio, lo ha approvato prima la Regione, poi il Comune forlivese il 16 aprile 2019.
Dopo mesi di silenzio e di attesa inutile, scrive in un comunicato l’associazione Un secco no, il 9 ottobre l’assessora alle Pari Opportunità Andrea Cintorino, li ha ricevuti, ha confermato che il progetto proseguiva, dopo di che la giunta ha bocciato tutto “perché questa amministrazione aderisce, in coerenza con il programma elettorale, ad un modello di famiglia tradizionale”. Mandando in fumo sforzi e servizi costruiti negli anni “e facendo perdere fondi regionali già assegnati. Ci chiediamo dunque in che modo contrastare le discriminazioni possa turbare un modello familiare”. E i membri dell’associazione aggiungono: “Il sindaco ha giurato sulla nostra Costituzione, che all’articolo 3 sancisce il compito di ‘rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana’ “. La loro speranza adesso è riposta nella Regione. Perché dalle dichiarazioni del vicesindaco e dall’assessora (entrambi leghisti) non nutrono speranze nel Comune.
Cosa hanno detto i responsabili politici del Comune? Al sito 4live.it il vicesindaco Daniele Mezzacapo ha detto che loro preferiscono aiutare i disabili (come se le due cose fossero contrapposte e una impedisse l’altra): “Noi sosteniamo la famiglia tradizionale anche se non abbiamo nulla contro quelli che non la pensano così”. E dopo aver attaccato questa e altre associazioni mettendone in dubbio i risultati il vicesindaco rincara: “Non ci piace nemmeno che ora si faccia di questo diniego del vittimismo. Perché così facendo, le vere vittime, diventano tutti quelli che sostengono la famiglia tradizionale”.
Ancora più esplicita l’assessora Andrea Cintorino sul Resto del Carlino: “Noi abbiamo aderito a tutte le iniziative contro la violenza sulle donne. Ma in questo caso si parlava anche dei gay. Noi rispettiamo le posizioni altrui, ma non adottiamo politiche Lgbt”. Dopo di che l’assessora svela quale è un peccato originale imperdonabile: “Si tratta di associazioni politicizzate. Sulla loro pagina Facebook sostengono le Sardine”. Peggio di così …
Sempre sul quotidiano Maria Teresa Vaccari, alla guida del Pd a livello comunale, replica e definisce lo stop della giunta “una visione anacronistica e stereotipata della società, della famiglia e della donna”. Inoltre il progetto doveva essere già partito perché la precedente giunta lo aveva approvato. Ancora dal Resto del Carlino si legge che per il coordinamento forlivese di èviva il rifiuto della giunta risponde ai “canoni di purezza del leghismo”, mentre Potere al Popolo ricorda che Daniele Mezzacapo è avvocato, segue divorzi per cui “sa che la famiglia tradizionale ormai non esiste più”.

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