Renzi: l'Unione Europea è in difficoltà
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Renzi: l'Unione Europea è in difficoltà

Il premier ha detto alla Camera: sui tagli alla spesa pubblica decidiamo noi. «Quello elaborato da Cottarelli è un elenco delle misure».

Renzi: l'Unione Europea è in difficoltà
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19 Marzo 2014 - 17.30


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“L’Europa vive una fase di difficoltà evidente ai cittadini, e c’è il rischio forte di un’affermazione di partiti populisti”. A sostenerlo è il premier, Matteo Renzi nelle comunicazioni al Parlamento in vista del vertice Ue del 20 e 21 marzo. Secondo il premier “chi rappresenta un Paese nel Consiglio europeo deve partire da questo fatto”. Proprio in merito al vertice Ue, il presidente del Consiglio ha anticipato che la crisi in Ucraina sarà “sicuramente oggetto di approfondimento”.

Come possiamo chiedere di “cambiare le regole del gioco sull’occupazione giovanile se noi abbiamo dei numeri che gridano vendetta?” ha detto ancora Renzi, sottolineando che “si è pensato di creare lavoro per decreto e si è fallito. Si è pensato di dare garanzie ai giovani moltiplicando norme e si è nuovamente fallito e ora la disoccupazione giovanile è a livelli atroci”. “Questo spinga il parlamento” ad affrontare la questione anche con temi innovativi. La riforma del lavoro è necessaria, “non è un argomento a piacere che possiamo affrontare o no” ha detto Renzi ricordando come questa riforma ci venga chiesta “dal 42% di giovani disoccupati” e non dall’Europa.

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Quanto alla riduzione della spesa pubblica “presenteremo la spending rewiev alle Camere. Il commissario ci ha fatto un elenco, ma toccherà a noi decidere. Come in famiglia se non ci sono abbastanza soldi sono mamma e papà che decidono cosa tagliare e cosa no”. “Sui temi legati alle politiche economiche rassicuro l’onorevole Palese palese che le coperture e le discussioni che abbiamo avuto troveranno negli atti una naturale conseguenza e concretizzazione”, ha detto il premier. “Garantisco attenzione sulla Pac e sulla battaglia sui prodotti italiani. Noi fatturiamo nel settore agroalimentare la metà delle aziende concorrenti che utilizzano il nome italiano. Un elemento di sofferenza per l’economia, l’occupazione e l’orgoglio italiano”. “Il governo ha immaginato per il pacchetto di riforme coperture molto ampie, molto più ampie rispetto all’impegno fiscale. Non è necessario uno sforamento del 3 per cento con un’eventuale possibile modifica dal 2,6 al 3%”, ha spiegato Renzi. “Noi come Pd abbiamo una caratteristica è cioè quella di approfondire e provare ad affrontare i problemi studiandoli e conoscendoli meglio per farci un opinione. Il tema del 3% come parametro è oggettivamente anacronistico”.

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All’Europa, ha detto il premier “abbiamo offerto un pacchetto di riforme che parte da quella costituzionale a quella istituzionale che più hanno colpito i nostri partner europei perché è il segno che l’Italia è pronta a fare la propria parte”. E ha aggiunto che “non abbiamo paura di confrontarci con nessuno sui numeri, sui dati e parametri e sappiamo di avere una zavorra del debito pubblico”.

Il taglio dell’Irpef nelle buste paga di chi guadagna fino a 1.500 euro al mese è solo un primo passo per rivitalizzare il mercato interno ora bloccato. Ha sostenuto Renzi chiarendo che altri passi si faranno con gli obiettivi del sostegno all’economia e della giustizia sociale per ridare speranza e fiducia. Il taglio “a doppia cifra, dieci miliardi, deciso per il cuneo fiscale “deriva da un margine ampio” di copertura che proviene da un intervento sulla spending che presenteremo in Parlamento.

Altro capitolo la giustizia civile, tra le priorità: “Non possiamo pensare che l’Ue sia il nostro alibi, i dati offerti dall’ Ue non sono dati della strega brutta e cattiva ma sono dati della nostra debolezza” e per questo “risolvere il problema della giustizia civile è una priorità del nostro Paese”.

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Il discorso sull’Europa a livello istituzionale, ha ribadito il premier, deve partire da un presupposto: lottare contro le tecnocrazie e le burocrazie guardando agli ideali dei padri fondatori. “Il rischio di una deriva tecnocratica e burocratica” dell’Europa è un rischio al quale “oggi dobbiamo dare risposta a maggior ragione perché nei prossimi 8 mesi non ci sono solo le europee ma avremo il cambiamento delle istituzioni Ue” e il semestre di presidenza italiana.

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