Per due ore in più. Come far cassa con lo stipendio dei professori
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Per due ore in più. Come far cassa con lo stipendio dei professori

Mario Monti entra a gamba tesa contro gli insegnanti: «Sono conservatori, aumentando l'orario di lavoro avrebbero liberato risorse per la Scuola»

Per due ore in più. Come far cassa con lo stipendio dei professori
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26 Novembre 2012 - 19.44


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di Giuseppe Suadoni

L’intervista al presidente del Consiglio, Mario Monti, condotta da Fabio Fazio e andata in onda domenica 25 novembre nella trasmissione su Rai3 Che Tempo Che Fa, offre almeno un motivo di interesse. Si presta, infatti, a un istruttivo esercizio di analisi del testo. Roba da banchi di scuola, e allora saltiamo al minuto 27 e 20 secondi, quando l’intervistatore, citando la manifestazione studentesca (inciso: e la Cgil?) del giorno precedente, chiede conto della politica di impoverimento della Scuola che l’attuale governo sta portando avanti, in splendida continuità con il precedente.

La risposta del professor Monti è un piacere per chi ama le parole e, più in generale, la retorica.

L’esordio non è prorompente: la scuola è importante, bisogna riorganizzare tutto il mondo della cultura e dell’istruzione, il ministro Profumo è forse il rettore italiano più qualificato (a far cosa non è specificato, quindi assumeremo che sia il più qualificato a riorganizzare).
Poi, l’ammissione: «Certo, servono anche risorse». Bene, quindi riorganizzare non basta, bisogna anche metterci i soldi, nella Scuola. L’insegnante, lo studente, il genitore ascoltano speranzosi: ora ci dice quanti e da dove li prendono. L’era della carta per le fotocopie portata da casa volge finalmente al termine.
«Risorse sono state in passato dilapidate; noi abbiamo cercato di evitare che il Paese bruciasse dal punto di vista della finanza…». La famosa analogia del pompiere e dell’incendio – cosa sarebbe l’Italia senza i classici – ma ora ci dice dei soldi.
«… Dal punto di vista del perdere la propria sovranità, non per un anno ma per i prossimi anni». Un solo anno senza sovranità, ma poteva andare peggio. Ora però dirà dei soldi.

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E invece no. Quello che segue è un meraviglioso tentativo di ribaltamento prospettico come non se ne vedevano dai tempi di Escher. Ma dimostrare che dentro è fuori e fuori è dentro non è cosa che si improvvisi, e allora accade un piccolo evento: il Professore inizia un periodo e non lo porta a termine. L’ultima volta gli era capitato alle elementari, probabilmente. Di solito parla lentamente, tentenna anche, se necessario, ma potresti licenziare il correttore di bozze, trascrivere le sue parole una a una e farne un libro.
«E poi il mondo della cultura, e gli studenti sono quelli più in credito perché fanno bene a manifestare il loro dissenso…», e qui chiude gli occhi per lo sforzo.
L’insegnante, lo studente, il genitore ascoltano un po’ meno speranzosi: Monti sta per dire che i soldi nella scuola ci sono già, ma se li prendono tutti i professori, e che gli studenti hanno manifestato contro di loro. Ha iniziato a dirlo apertamente, poi a metà periodo si è reso conto che non può essere così esplicito. Per far salva la sobrietà gli tocca, per una volta, sacrificare la grammatica.

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«Abbiamo trovato in alcune sfere del personale della scuola grande spirito conservatore, grande indisponibilità a fare, per esempio, due ore in più settimanali…». Le ore, per esempio, erano ore di cattedra e, sempre per esempio, erano sei, non due. Sempre per esempio, quello cui l’intera categoria si è opposta, in prima istanza, è la modifica unilaterale di un contratto di lavoro in essere. Vale allora la pena ricordare il comma 45 dell’art.3 del dl. “Stabilità”, così come originariamente partorito dal Governo: «Le disposizioni di cui ai commi dal 42 al 44 non possono essere derogate dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Le clausole contrattuali contrastanti sono disapplicate dal primo settembre 2013». Non accettare che un contratto possa essere modificato unilateralmente viene definito “grande spirito conservatore”.
«… Il che avrebbe permesso di liberare risorse per fare più seriamente politiche didattiche». Ah, le parole. Le risorse ci sono già, ma non sono libere. La didattica viene portata avanti, ma in modo non abbastanza serio.

L’intervento del professor Monti sulla Scuola volge al termine. Dopo qualche secondo di rumore bianco («Non cadiamo quindi nel mito bontà e durezza. No.»), il fuoco d’artificio finale: «I corporativismi spesso usano anche i giovani per perpetuarsi, per non adeguarsi a un mondo più moderno».
L’insegnante, lo studente, il genitore hanno capito bene? La scuola va riorganizzata, e a questo penserà Profumo – chi meglio di lui? – ma bisogna anche metterci i soldi. I soldi, in realtà, nella scuola ci sono già: ce li hanno i professori, questa casta che usa i giovani per impedire l’avvento dell’era in cui i contratti potranno essere modificati unilateralmente, la cosiddetta Era della Modernità. Ma detta così, mi rendo conto, fa tutto un altro effetto.

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