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Foto osè e video porno: una bancaria di Siracusa licenziata per 'giusta causa'. Lei parla di mobbing e accusa

Una quarantenne piemontese Benedetta D'Anna residente a Siracusa sta entrando nel mondo hot con il nome d'arte di Benny green. Protesta anche il suo legale.

Foto osè e video porno: una bancaria di Siracusa licenziata per 'giusta causa'. Lei parla di mobbing e accusa
La bancaria licenziata che ha il nome d'arte Benny green

globalist

21 Gennaio 2022 - 21.32


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Moralismo o giusta causa? La vicenda farà discutere.

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Prima sospesa, e poi licenziata, dalla banca in cui lavorava da 17 anni per alcune foto osé e per video porno. E’ quanto sostiene che le sia accaduto a Benedetta D’Anna una 40enne di origine piemontese, residente a Siracusa.

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“Sono sempre stata discriminata: ho sempre posato come modella, e dal settembre 2020 mi sono iscritta ad una piattaforma privata dove inserisco dei contenuti più espliciti. Poi dallo scorso anno sui miei social ho pubblicizzato alcune serate. Ma ho sempre svolto tutto fuori dal mio orario di lavoro”, ha spiegato la donna contraddicendo la versione dell’istituto di credito che parla di “giusta causa” per “assenza ingiustificata”.

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“Sono una donna forte che intende sfidare i falsi moralismi”

Le disavventure lavorative della 40enne, nome d’arte Benny green, sono iniziate a novembre quando ha ricevuto una lettera di ammonimento ed è stata sospesa dal lavoro. “Per me è stato un abuso da parte loro – ha raccontato la ormai ex bancaria che, dopo la sospensione, ha anche girato un film porno – sono una donna che intende sfidare i falsi moralismi. Ma nei giorni scorsi mi è arrivata la comunicazione del licenziamento dove si evidenzia l’inadeguatezza e la mancanza di rapporto fiduciario per il mio comportamento immorale”.

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Il legale della bancaria: “Illegittimamente sospesa”

La donna ha deciso però di rivolgersi ad un legale, l’avvocato Piero Ortisi, che parla di mobbing, sostenendo che la sua cliente sia stata “illegittimamente sospesa” in quanto “le circostanze attinenti la vita propria del lavoratore non godono di alcuna rilevanza soprattutto laddove siano estranee al contesto professionale”. Inoltre, “i fatti posti alla base della contestazione sarebbero in ogni caso null’altro che libera espressione della sfera sessuale privata e personale della dipendente”.

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