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Passeggera in viaggio senza Green pass blocca un treno Italo: aveva fatto il tampone a casa

Il caso sul treno "Italo 8160" da Reggio Calabria a Milano non è stato l'unico in questi mesi. E' stata denunciata per interruzione di pubblico servizio

Treno Italo
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globalist

17 Novembre 2021 - 11.12


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Iniziano ad essere rese pubbliche le prime notizie di interruzione di pubblico servizio dovute a persone che non si sono vaccinate o che non avevano effettuato correttamente il tamone.
Il primo settembre scorso una donna è stata denunciata per interruzione di pubblico servizio per non aver rispettato l’obbligo di certificazione verde a bordo dei treni a lunga percorrenza, in vigore appunto dal primo settembre. 
Come riporta il Corriere della Sera, i fatti si sono verificati sul convoglio alta velocità “Italo 8160”, partito da Reggio Calabria con destinazione Milano. Dopo aver controllato una passeggera seduta nella carrozza 7, il capotreno si è accorto che la donna era sprovvista di green pass. 
Quindi, alla stazione di Roma, allerta la Polizia ferroviaria per contestare la violazione. Di fronte alla polizia, la donna mostra la foto del referto di un tampone antigenico rapido, comprato in farmacia e “fatto a casa” il giorno prima. Gli agenti tentano di spiegarle che quell’immagine, stampata su un foglio di carta, anche se corredata da un’autocertificazione, non certifica l’esame possa essere ricondotto direttamente alla persona, né specifica quando il tampone sia stato fatto. 
I poliziotti dicono dunque alla donna che la foto del tampone “fatto in casa” non può sostituire il green pass e la invitano a scendere dal treno perché non può restare a bordo, altrimenti verrà multata. Durante il colloquio con gli agenti, il capotreno invita ripetutamente la donna a prendere i bagagli e a scendere dal treno, che altrimenti non può ripartire, ma lei si rifiuta. Solo dopo 20 minuti la passeggera si convince a scendere dal convoglio. 
Quando il treno è già ripartito, oltre alla sanzione amministrativa relativa al green pass, i poliziotti le consegnano anche i verbali di identificazione ed elezione di domicilio, dal momento che il suo comportamento è sconfinato in ambito penale, con la contestazione del reato per il ritardo che ha provocato al treno, un reato che prevede fino a un anno di pena. In seguito la donna fa ricorso al Tar, per contestare la sanzione e l’impianto della legge. Secondo lei, infatti, sarebbe illegittima “sotto un profilo costituzionale” e in contrasto con regolamenti e trattati europei. 
Il Tribunale amministrativo per ora ha archiviato la pratica sostenendo che la sanzione va contestata di fronte al giudice ordinario e che la “compatibilità costituzionale” non può essere portata di fronte al Tar “in sede cautelare”.
Questo non è l’unico episodio simile accaduto negli ultimi mesi. Scene simili si sono ripetute anche in altre città d’Italia. A Pavia un passeggero di 40 anni è stato fatto scendere dal treno Frecciabianca Roma-Milano, verso le 13.30 del primo settembre, perché sprovvisto del green pass obbligatorio per viaggiare a bordo dei convogli a lunga percorrenza. 
Quando il capotreno ha constatato che l’uomo, un pakistano, non aveva la certificazione verde, sul posto sono intervenuti gli agenti della Polfer. Il treno è ripartito pochi minuti dopo, in orario, ma lasciando a terra il viaggiatore senza certificazione verde. 
Un altro caso si è verificato lo scorso 10 ottobre sul Frecciarossa Reggio Venezia, dove un uomo senza green pass, invitato a scendere dalla vettura, si è rifiutato di farlo, attaccandosi con i piedi alla poltrona. Sul posto è dovuta intervenire la Polizia ferroviaria. Il treno è rimasto fermo per diverso tempo alla stazione di Paola, causando disagi ai passeggeri. 

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