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Le accuse del padre del ragazzo morto per un selfie: "quel condotto era senza protezioni"

Il dolore del papà del 15enne precipitato dal tetto di un centro commerciale di Sesto San Giovanni: "se ci fossero state le grate intermedie di protezione, mio figlio non si sarebbe sfracellato"

Il luogo della tragedia
Il luogo della tragedia

globalist

17 Settembre 2018 - 07.53


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“Mio figlio non ha scavalcato nessun muro, se ci fossero state le grate intermedie di protezione non si sarebbe sfracellato”. Sono le parole di Alessandro Barone, il padre di Andrea, il 15enne morto dopo essere precipitato dal tetto del centro commerciale Sarca a Sesto San Giovanni, sul quale era salito per scattare un selfie.
“Mio figlio – ha detto Alessandro Barone in un’intervista a la Stampa – non ha scavalcato muri o cancellate, nessuno della sicurezza gli ha impedito di salire sul tetto e non c’erano grate a coprire il condotto in cui è caduto. E’ caduto per decine di metri, senza nemmeno che ci fossero grate intermedie”.
“Sono andato a vedere. Mio figlio – ha raccontato il padre – non ha forzato porte per salire su quel tetto. Ha preso l’ascensore o la scala mobile fino all’ultimo piano dove c’è un parcheggio. E’ passato attraverso una porta aperta, ha salito tre gradini di metallo e poi altri tre fino al terrazzo. Non c’era nessuno della sicurezza che glielo impedisse. Se ci fossero state le grate intermedie di protezione, mio figlio non si sarebbe sfracellato”.
“Non è vero che mio figlio facesse quei giochi lì”, ha sottolineato l’uomo commentando la foto, pubblicata dal figlio sui social con la didascalia “La morte non mi fa paura, la guardo in faccia”, in cui si trova vicino al cornicione di un palazzo. “Quella è una foto di un paio di anni fa. L’ha scattata assieme a un amico sul terrazzo del centro commerciale U2 di Cusano Milanino, dove abitiamo. Era il luogo dove si trovava con la sua compagnia. Se uno andasse dall’altra parte vedrebbe che un paio di metri sotto c’è un grande balcone”.
E sulla scoperta della tragedia da parte della sorellina più piccola, rivela: “L’ha appreso da Instagram quando sono iniziati ad arrivare a valanga i messaggi degli amici che dicevano che Andrea era morto. Non ho fatto in tempo a dirglielo”.
“Mio figlio – ha ricordato ancora il papà – aveva tanta voglia di vivere. Giocava come centrocampista nel Bresso, era il capitano della squadra. Andava a scuola alla Montale, istituto tecnico, faceva il secondo anno. Aveva tanti amici, la fidanzatina… Gli piaceva giocare a pallone, era un ragazzino come tanti”.

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