Con una intervista al Corriere della Sera la presidente della Fondazione Torino Musei Patrizia Asproni annuncia le sue dimissioni. E spiega che diserterà l’incontro di oggi con la sindaca Appendino, quel vertice che chiedeva da luglio e trasformato in resa dei conti sulla scia del caso Manet, la mostra che avrebbe dovuto tenersi il prossimo autunno e che invece è di fatto saltata.
Da Appendino nessun rispetto: la presidente dei Musei Torino lascia
Patrizia Asproni annuncia le sue dimissioni alla vigilia del faccia a faccia con la sindaca inseguito per mesi e rinfacciato.
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24 Ottobre 2016 - 11.14
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“Non è lei che mi caccia”, dice Asproni. “Sono io che mi dimetto. Non ci vado, non ce n’è bisogno. Tolgo il disturbo. È un problema di mancato rispetto delle competenze e del lavoro svolto. E ormai anche di profonda sfiducia in questa amministrazione”.
Chiara Appendino ottiene quel che voleva: la testa della manager toscana chiamata da Piero Fassino, uno dei suoi bersagli ricorrenti da quando sedeva sui banchi dell’opposizione e contestava la gestione della Fondazione, a cominciare dal costoso accordo con il museo di Lugano. Asproni se ne va prima di essere costretta per l’offensiva della sindaca (che era pronta al pressing sulla Regione e le fondazioni bancarie) e di una Sala Rossa che si preparava, oggi, a votare la mozione di sfiducia contro di lei presentata dalla Lega Nord.
Si dimette: vittima dello spoils system in salsa grillina. “Nonostante le mie incessanti richieste, non ho mai avuto un contatto diretto con la sindaca. Il problema è politico”, attacca Asproni. Che torna ad accusare Appendino di non averla mai voluta ricevere e di aver volutamente disertato gli appuntamenti cui era stata invitata. “Un modo maleducato e offensivo. Sono una esterna, non organica, non appartengo a nessuno. Il sistema-Torino è vivo, vegeto, intatto. E spesso respinge chi non gli appartiene”. Le contesta un’indebita ingerenza verso un organismo che non è del Comune.
Un finale annunciato, perchè sul tavoto c’era una questione importante: la fiducia. Quella che Appendino non ha mai sentito di poter dare ad Asproni. L’ha dichiarato apertamente in Sala Rossa: “Da quando ci siamo insediati abbiamo lavorato con tutti, tranne con quelli con cui non è stato possibile”. Una questione politica anche per i Cinquestelle, che nei giorni scorsi hanno, nemmeno troppo velatamente, accusato Asproni di aver fatto in modo che la mostra di Manet saltasse così da fare un dispetto alla sindaca e mettere in cattiva luce la sua amministrazione. Asproni nega. Spiega che non toccava a lei gestire i rapporti con gli altri musei. Ma questo, ormai, è il passato.
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