L’Italia dovrà risarcire i “danni morali” provocati per aver rifiutato di rilasciare il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare ad un cittadino neozelandese che voleva vivere nel nostro paese col suo compagno italiano. A deciderlo è stata la Corte europea dei diritti umani a cui la coppia si era rivolta dopo il rifiuto delle autorità italiane. Per i giudici di Strasburgo, l’Italia ha infatti violato il diritto della coppia a non essere discriminata. La sentenza, che diventerà definitiva entro 3 mesi se le parti non ricorreranno in appello, prevede anche un risarcimento di 20.000 euro da parte dello Stato italiano alla coppia.
A ricorrere alla Corte europea sono stati Roberto Taddeucci e il suo compagno neozelandese Douglas McCall. I due, coppia omosessuale sin dal 1999, risiedevano in Nuova Zelanda, con lo statuto di coppia non sposata fino al dicembre 2003 quando decisero di trasferirsi in Italia a causa dello stato di salute di Taddeucci. McCall richiese quindi un permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare, che però fu rifiutato dall’Italia. Nel ricorso presentato a Strasburgo la coppia ha sostenuto di essere stata vittima di una discriminazione, basata esclusivamente sull’orientamento sessuale. I giudici europei hanno deciso di dare ragione alla coppia per sei voti contro uno, stabilendo di fatto che è avvenuta una “discriminazione ingiustificata”.
Secondo la Corte di Strasburgo “la situazione di Taddeucci e McCall, una coppia omosessuale, non poteva essere equiparata a quella di una coppia non sposata eterosessuale”. I giudici hanno spiegato nelle motivazioni della sentenza che “non potendosi sposare e nell’impossibilità di ottenere in quegli anni in Italia qualsiasi altro riconoscimento formale della loro unione, i due uomini non potevano essere classificati come sposi, e che l’interpretazione restrittiva della nozione di membro di famiglia era per le coppie omosessuali un ostacolo insormontabile nell’ottenere un permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare”.
Lo Stato italiano ha quindi effettivamente discriminato perché “ha violato il diritto di Taddeucci e McCall a non essere discriminati sulla base dell’orientamento sessuale nel godimento del loro diritto al rispetto della vita familiare”.