Messina, la pubblicità è sessista? L'assessora lo fa rimuovere
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Messina, la pubblicità è sessista? L'assessora lo fa rimuovere

Un décolleté appesantito da due palle da bowling: lo spot non piace all'assessora che lo fa rimuovere: Messina città libera dalle pubblicità lesive della dignità della donna .

Messina, la pubblicità è sessista? L'assessora lo fa rimuovere
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21 Ottobre 2014 - 19.18


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Un reggiseno appesantito da due grosse palle da bowling, accompagnato dalla frase: “Nuove bocce al Bowling di Messina”: è questo il manifesto pubblicitario al centro delle polemiche nella città dello stretto.
Lo spot sessista, non è piaciuto infatti all’assessore alle pari opportunità, Patrizia Panarello, che ne ha chiesto l’immediata rimozione allo Iap, l’Istituto per l’Autodisciplina pubblicitaria.

Panarello ha già fatto sapere che non si accontenterà dalla rimozione di tutti questi décolleté da Messina, ma ha in mente “una delibera che ha per oggetto l’adesione alla campagna nazionale Udi (Unione Donne in Italia), dichiarando al contempo il comune di Messina ‘città libera’ dalle pubblicità lesive della dignità della donna”.

Ma l’assessore ha dichiarato guerra agli stereotipi di genere nel marketing: “Messina si vuole dotare infatti di uno strumento che, in linea con la risoluzione del Parlamento Europeo e con gli articoli 3 e 21 della Costituzione italiana, – ha continuato l’assessore Panarello – possa permettere di superare gli stereotipi di genere in ambito di marketing e pubblicità, vigilando affinché nessun materiale comunicativo inerente iniziative promosse o patrocinate dal Comune sia veicolo di stereotipi e pregiudizi culturali fondati sulle discriminazioni principalmente di genere. Le volgarità di certe forme comunicative che impazzano sul web e nelle televisioni vanno sempre e comunque combattute; pertanto l’Amministrazione sta facendo tutto ciò che è in suo potere per impedire che il Comune sia coinvolto direttamente o indirettamente nelle adozioni di messaggi che violano la dignità della persona, in particolar modo delle donne”.

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