Mafia: Matteo Messina Denaro pensa ad un'altra mattanza
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Mafia: Matteo Messina Denaro pensa ad un'altra mattanza

La cattura del boss è sempre più vicina. Tre settimane fa è stata arrestata la sorella Patrizia e altre 28 persone che erano una preziosa corona alla latitanza della primula rossa.

Mafia: Matteo Messina Denaro pensa ad un'altra mattanza
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11 Gennaio 2014 - 18.02


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di Tancredi Omodei

Vista da questa parte, la lotta ai latitanti di mafia è davvero una caccia: più la preda si sente vicina alla cattura, più è pericolosa e minaccia di reagire con estrema violenza. Vista da quell’altra parte, dalla parte di Cosa Nostra, lo scontro con lo Stato, con i suoi magistrati, i suoi investigatori è sognato dai boss come una mattanza: una camera della morte nella quale far entrare i tonni per”scannarli”. Questa la sintesi, in estrema crudezza. È proprio Totò Riina a confermare questa idea quando dice:”A questi magistrati di Palermo gli dobbiamo far fare la fine del tonno, come a Falcone…”.

La caccia in atto è quella per mettere le mani su Matteo Messina Denaro. Una caccia difficile che ha visto da una parte il boss godere di incalcolabili complicità, infinite disponibilità e soldi a sufficienza per comprarsi il silenzio. Dall’altra, l’ostinazione di magistrati ed investigatori. Sanno che si può arrivare anche a Matteo Messina Denaro, così come è stato con Riina, anor prima con Miclele Greco, più recentemente con Bernardo Provenzano. Uomini di Cosa Nostra di maggior calibro di Messina Denaro, ora diventato pericolosissimo perchè vicino a cadere nella rete. Vicino dopo che tre settimane addietro è stata arrestata la sorella Patrizia e altre 28 persone che erano una preziosa corona alla latitanza della primula rossa.

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Patrizia, si sa, era il perno del sistema di contatti che garantiva la latitanza del fratello. Lei a smistare ordini e a incassare i”contributi” per il fratello. Da quegli arresti alle dichiarazioni di Lorenzo Cimarosa, il passo è stato breve. Proprio Cimarosa ha anche raccontato del genero di Riina, attualmente in Puglia, che aveva tentato di contattare Matteo Messina Denaro. Incontro che pare non ci sia stato. Ma perchè quella richiesta di contatto? Forse per spiegare nei dettagli i messaggi di morte destinati ai magistrati palermitani, Nino Di Matteo in testa? Di certo ora che ci sono segnali inquietanti di una crescente volontà di”mattanza” di Cosa Nostra, e in particolare di Matteo Messina Denaro, messo alle strette, privato di complicità e costretto ad allontanarsi dai suoi ultimi rifugi.

Qualche giorno fa un confidente ha raccontato agli investigatori che Messina Denaro starebbe cercando esplosivo, tanto quanto ne basta per far saltare l’aggiunto Teresa Principato, tra i magistrati che sono sulle tracce del super latitante. Dopo le confidenze, l’allarme. Risuonano le parole di Riina:”A questi magistrati dobbiamo far fare la fine dei tonni….”Incrementata la scorta alla Principato, aumentatte le misure di sicurezza attorno ad altri due magistrati che lavorano con la Principato: Paolo Guido e Marzia Sabella. Lunedì il prefetto di Palermo presiederà una riunione del comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza per mettere a punto altri accorgimenti per garantire la vita e il lavoro del pool antimafia.

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La caccia a Matteo Messina Denaro sembra arrivata al dunque. Lui lo sa, lo sente, reagisce e forse si scopre ancor di più. Da una parte la caccia con i segugi sempre più vicini alla preda, dall’altra la volontà di riproporre vecchi incubi alla democrazia.

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