Piovono i commenti e le reazioni dopo la notizia della morte del boia nazista Erich Priebke, condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine nel 1998: vennero fucilati 335 civili italiani a Roma come rappresaglia per un attacco partigiano che aveva provocato la morte di 33 militari tedeschi. Se è andato all’età di 100 anni appena compiuti.
Anpi Roma: è morto un assassino mai pentito – “Non posso dire che piangerò. È morto un assassino che ha ucciso più persone di un serial killer, che non si è mai pentito di quello che ha fatto e che peraltro ha vissuto una vita lunghissima in parte anche felice”. Queste le dure parole del presidente dell’Anpi Roma Francesco Polcaro commentando la morte dell’ex SS. “Per moltissimi anni infatti dopo la seconda Guerra Mondiale Priebke è stato padrone di se stesso, ha vissuto una vita normale, in Sud America, arrivando anche a diventare presidente di un’associazione culturale a Bariloche, in Argentina. Ha iniziato a scontare la sua pena da non moltissimo, dopo essere stato estradato in Italia – ha ricordato Polcaro -.
È naturale che una persona di cento anni muoia e non ho altri commenti da fare. Mi auguro solo – conclude – che le autorità non permettano che i funerali di questa persona si trasformino in una manifestazione di apologia del nazismo. Per i partigiani resterà sempre un feroce assassino e un nazista”.
Centro Wiesenthal: non ha mai avuto rimorsi – Arriva anche il commento di Efraim Zuroff, del Centro Wiesenthal: “Non ho mai trattato un caso di un nazista che fosse dispiaciuto o mostrasse rimorso per i suoi crimini e Erich Priebke era certamente di quel genere”.
“La gente senza coscienza vive a lungo – ha proseguito Zuroff – l’età avanzata non deve proteggere chi ha commesso crimini terribili, lo dobbiamo alle loro vittime”. Per il direttore dell’Ufficio di Gerusalemme del Centro Wiesenthal, “la morte di Erich Priebke all’età di 100 anni deve essere un forte monito e ricordarci che molti dei peggiori nazisti vivono in salute fino ad età avanzata e non c’è alcun motivo per ignorarli, semplicemente perché sono nati nel 1917, nel 1920 o nel 1921”, ha concluso.
Comunità ebraica di Roma: speriamo ci sia giustizia divina – “Di fronte alla morte di Priebke non si piange e non si ride perche’ in nessuno dei due casi le vittime potrebbero tornare indietro, in vita. Resta l’amarezza per una figura che non si è mai pentita di ciò che ha compiuto e si è sporcata le mani di sangue come tutte le truppe naziste. Ora le sue vittime sono ad attenderlo lassù in cielo, nella speranza che ci sia giustizia divina”. È il commento a caldo rilasciato da Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma.
Un reduce di Auschwitz: peccato non si sia pentito – Espressioni di odio anche Piero Terracina, uno degli ultimi reduci italiani al campo di sterminio di Auschwitz e sopravvissuto all’orrore nazista di cui il “boia” Erich Priebke faceva parte. Ha detto di non avere “né pietà né gioia” in relazione alla morte dell’ex SS. “Non gioisco della morte di nessuno, spero che faccia i conti nella sede opportuna, quella predicata dalle religioni – ha aggiunto – Non ha scontato in vita e mi rammarico che non si sia mai pentito”.