Sabato Martelli Castaldi, il martire partigiano che non si piegò alle torture di Via Tasso
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Sabato Martelli Castaldi, il martire partigiano che non si piegò alle torture di Via Tasso

In occasione del 25 aprile, l'ANPI ha scelto di pubblicare le biografie delle vittime delle Fosse Ardeatine. Noi ne abbiamo scelte alcune, per testimoniare la diversa provenienza culturale, religiosa e politiche dei caduti sotto la rappresaglia nazista.

Sabato Martelli Castaldi, il martire partigiano che non si piegò alle torture di Via Tasso
Fonte: Museo storico della Liberazione di Via Tasso
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25 Aprile 2023 - 00.06 Culture


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di Ludovico Conti

Sabato Martelli Castaldi, nato a Cava de’ Tirreni nel 1896; un uomo valoroso e ironico, che ha dedicato la sua vita al nostro paese. Una vita piena di avventure, imprese eroiche e sacrifici per la libertà dell’Italia.

Ha trascorso la sua infanzia nella vallata di Cava, respirando l’aria frizzante della regione e godendo delle meraviglie del mare amalfitano. Cresciuto insieme al fratello minore Mario, è stato mandato a Roma per completare gli studi al collegio San Giuseppe di Piazza di Spagna.

Durante la Grande Guerra, si è arruolato come volontario e ha guadagnato numerose medaglie al valore militare per la sua coraggiosa partecipazione alle battaglie del fronte. Successivamente, è diventato comandante dell’Aviazione, partecipando a più di cento voli di guerra.

Nonostante la sua brillante carriera militare, Martelli Castaldi non ha mai simpatizzato per il Regime fascista. In un’occasione, durante la proiezione del giornale Luce, è rimasto seduto quando è apparso il duce. Questa “bravata” gli è costata qualche mese di carcere militare, ma lui, autoironico quale era, una volta uscito decise bene di andare da un sarto e farsi fare un vestito da carcerato con sopra scritto “47”, che nella smorfia napoletana rappresenta ” il morto che parla”.

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Nonostante la sua avversione per il regime, Sabato continuò a servire la sua patria con onore e dedizione, distinguendosi come comandante del 7º gruppo autonomo di caccia e poi come capo-gabinetto del Ministero dell’Aeronautica.

Tuttavia, nel 1934, fu punito dal Duce per aver denunciato lo stato disastroso dell’Aviazione italiana e fu costretto a lasciare la carriera militare.

Quando l’Italia firmò l’armistizio non perse tempo e si arruolò tra i comandi partigiani.

Il suo coraggio e la sua devozione lo hanno portato a diventare uno dei partigiani più valorosi e impegnati nella liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista: come quando rischiò di morire per sabotare la produzione del Polverificio destinata ai tedeschi.

Più e più volte è riuscito a collezionare dinamite, mine, detonatori e armi destinati ai partigiani del Lazio e dell’Abruzzo e al fronte clandestino di Roma. Grazie alla sua conoscenza del territorio, ha effettuato rilievi di zone e di installazioni militari, fornendo informazioni utili al Comando Alleato, dimostrando grande abilità organizzativa preparando un campo di fortuna per aerei nei dintorni di Roma.

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Agli inizi del 1944 si presentò nella tristemente celebre caserma di Via Tasso, per scagionare Stacchini, il proprietario del polverificio dove lavorava, accusato dai tedeschi di essere un collaborazionista dei partigiani. Dopo essere stato arrestato dai nazisti, è stato torturato senza pietà e rinchiuso in uno stanzino. “La sera in cui mi dettero 24 nerbate sotto la pianta dei piedi nonché varie scudisciate in parti molli, e cazzotti di vario genere, io non ho dato loro la soddisfazione di un lamento. Solo alla 24esima nerbata risposi con un pernacchione che fece restare i tre manigoldi come tre, autentici, fessi”, scrisse in una lettera alla moglie.

Durante i sessantasette giorni di carcere non si è mai perso d’animo dimostrando un eroismo unico, resistendo alle torture dei carcerieri, risollevando l’umore degli altri trentacinque “ospiti” dela caserma con il suo animo partenopeo. In quella stessa cella, qualche ora prima di essere fucilato, il partigiano scriverà dei versi sul muro che risuonano come un testamento ma anche come un inno alla vita: “Quando il tuo corpo/ non sarà più, il tuo/ spirito sarà ancora più/ vivo nel ricordo di/ chi resta. Fa che/ possa essere sempre/ di esempio”.

Il 24 marzo del 1944, Martelli Castaldi è stato trucidato alle Fosse Ardeatine. La sua coraggiosa vita e la sua incessata lotta partigiana sono state riconosciute dal governo italiano che gli ha conferito la medaglia d’oro al valor militare, mentre il comune di Roma gli ha intitolato una via al quartiere Eur.

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L’eredità di Martelli Castaldi è una testimonianza di coraggio, spirito di sacrificio e ironia, unite in una vita dedicata al sacrificio per il bene comune e alla difesa della libertà.

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