Un altro magistrato nel mirino della mafia
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Un altro magistrato nel mirino della mafia

L’allarme dopo alcune intercettazioni in carcere. Stato d’allerta al Palazzo di Giustizia di Palermo. Detenuti di mafia contro il pm Francesco Del Bene.

Un altro magistrato nel mirino della mafia
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11 Aprile 2013 - 17.32


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Sale lo stato d’allerta al Palazzo di giustizia di Palermo: alcune intercettazioni raccolte in carcere testimoniano l’astio di alcuni detenuti nei confronti del pm antimafia, Francesco Del Bene. Queste minacce seguono di poco quelle rivolte al collega Antonino Di Matteo. Attorno ai due si sono stretti tutti i magistrati palermitani. Nel frattempo, vicino Palermo, è caccia ad un deposito di esplosivo, trecento chili, che una lettera anonima avrebbe indicato come il carico di morte per aprire una nuova stagione di stragi in Sicilia.

«Chi minaccia uno dei pubblici ministeri dell’ufficio – dicono – minaccia tutta la Procura di Palermo!». I magistrati che ne fanno parte «manifestano con forza e convinzione il loro pieno e assoluto sostegno al collega Antonino Di Matteo». Si tratta del pubblico ministero che segue, fra gli altri, il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia e che sulla base del contenuto di alcune lettere giunte in Procura è finito nel mirino di Cosa nostra.

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Come si sa, sarebbe emerso un progetto per eliminare uno dei magistrati più impegnati nella lotta alla mafia. A carico di Di Matteo, c’è anche da ricordare, è stata aperta un’azione disciplinare da parte del procuratore generale della Cassazione a proposito di un’intervista rilasciata a giugno dallo stesso Di Matteo.

Per il pg, il pubblico ministero nell’intervista avrebbe rivelato l’esistenza delle telefonate intercettate tra l’ex ministro Nicola Mancino e il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, violando il dovere di riserbo a cui è tenuto un pm. E al capo della Procura palermitana, Francesco Messineo, viene contestato di non avere segnalato la violazione del suo sostituto.

«Non è una novità – scrivono ora i magistrati palermitani a sostegno di Di Matteo – soprattutto in Sicilia, che l’adempimento rigoroso del proprio dovere sottoponga i magistrati a strumentalizzazioni, contraccolpi e rischi di sovraesposizioni e isolamento. Per questo – prosegue la nota – riteniamo più che mai necessario manifestare la nostra totale identificazione nell’opera di Di Matteo ed affermare che consideriamo rivolta insistentemente a ciascuno di noi qualsiasi eventuale azione violenta o intimidatoria che fosse a lui indirizzata».

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Ora le preoccupanti intercettazioni raccolte in carcere, che fanno temere per il pm antimafia, Francesco Del Bene. Vicenda, questa, che ha creato qualche mugugno nell’ufficio. Alcuni pm, infatti, avrebbero lamentato che delle intimidazioni non si sia parlato nel corso dell’ultima riunione della Direzione distrettuale antimafia.

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