Battisti, un ex magistrato brasiliano rivela: potrebbe essere in Bolivia
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Battisti, un ex magistrato brasiliano rivela: potrebbe essere in Bolivia

Secondo Walter Maierovitch, vicino all'intelligence, l'ex terrorista condannato all'ergastolo in Italia e ricercato per essere estradato, sarebbe fuggito nel Paese sudamericano

Cesare Battisti
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19 Dicembre 2018 - 08.40


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Cesare Battisti potrebbe essersi rifugiato in Bolivia, Paese in cui conta amicizie ad alto livello. Lo sostiene l’ex giudice brasiliano Walter Maierovitch. “Poiché conosco molti servizi di intelligence – ha detto l’ex magistrato a Radio CBN – ne ho consultato qualcuno e la loro convinzione è, ricordando anche un tentativo di fuga del passato, che Battisti si troverebbe in Bolivia”.
“Gli agenti – ha aggiunto Maierovitch – sostengono che Battisti godrebbe là della simpatia del vicepresidente boliviano Alvaro García Liniera che fu membro del movimento guerrigliero Tupac Katari”.
Intanto la caccia a Battisti, che deve scontare l’ergastolo per quattro omicidi, continua e il suo nome è stato messo in cima alla lista Interpol dei ricercati internazionali. Ma con il passare dei giorni le cose si complicano. Il governo brasiliano ha ammesso che l’ex terrorista potrebbe aver lasciato il paese, per sfuggire all’estradizione in Italia.
Battisti è ufficialmente latitante da venerdì, quando un magistrato del Supremo Tribunale Federale ne ha ordinato l’arresto e dopo che il presidente brasiliano uscente, Michel Temer, ha firmato il decreto per rimandarlo in Italia.
La polizia federale ha iniziato a cercarlo, battendo possibili nascondigli a San Paolo, sulla base di denunce anonime. L’Interpol ha diramato un’allerta rossa, ma il rischio che sia fuggito all’estero è più che mai concreto. “E’ una possibilità, non so dire se alta, ma è una possibilità”, ha spiegato il ministro della Pubblica sicurezza Raul Jungmann, confermando che questa è una delle ipotesi prese in considerazione dalle forze dell’ordine.
Lo stesso Battisti, l’anno scorso, era stato fermato al confine boliviano con l’accusa di traffico di valuta. E adesso potrebbe trovarsi in un altro paese latino-americano, magari sotto la protezione di ambienti dell’estrema sinistra.
Secondo i media locali, il pubblico ministero federale del Mato Grosso do Sul aveva sollecitato in aprile e maggio l’arresto di Battisti o almeno il monitoraggio con una cavigliera elettronica, sostenendo che l’ex terrorista avesse un piano di fuga, con tanto di procura affidata ad un amico per movimentare il suo conto bancario. Le richieste erano però state respinte da un giudice federale per mancanza di prove.
Il caso, ormai, riguarda soltanto la polizia, ha ricordato l’ambasciatore Antonio Bernardini. Sul piano politico l’Italia ha ottenuto ciò che voleva, ossia la fine della lunga stagione di protezione di cui Battisti ha goduto da quando il presidente Luiz Inacio Lula gli concesse asilo, otto anni fa.
A Roma si resta in attesa. Sul rimpatrio di Battisti il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha incassato a più riprese gli impegni del prossimo presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, che entrerà in carica a gennaio. Salvini ha spiegato di “non poter entrare nel merito dei dettagli su cui si sta lavorando”, ma ha espresso “fiducia” sulla cattura di Battisti.

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