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Civiltà Cattolica contro i no-vax perché l'amore per Dio è anche amore per il 'prossimo tuo'

Chi non ama il prossimo, dimostra la storia di questi giorni, non ama neanche se stesso, come dimostra la variante omicron.  

Civiltà Cattolica contro i no-vax perché l'amore per Dio è anche amore per il 'prossimo tuo'
Papa Francesco

Riccardo Cristiano

4 Dicembre 2021 - 13.32


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Le professioni fondamentali per tutti i popoli, di tutte le culture, non sono poche: ma una sola, che io sappia, si basa su un giuramento, segno evidente che quella professione con la religione deve avere un rapporto particolare. Si tratta, come è noto, della professione del medico. La cura del malato, dei malati, delle malattie, ha evidentemente a che fare con Dio, con le cosiddetti religioni celesti, cioè tutte le religioni basate sull’amore e divenute prevalenti nel mondo da tempi molto lontani, con ogni probabilità da quando la diffusione degli allevamenti ha liberato l’umanità dal cannibalismo. Così il prossimo è diventato oggetto e soggetto di cura, anche sanitaria. 

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Il cristianesimo non si è sottratto certo a questa realtà e la medicina è comparsa nei conventi, nelle missioni, nelle priorità di ordini e individui mossi dall’amore per Dio e quindi per il “prossimo tuo”. E’ ancora così? Certamente sì, ma vorrà pur dir qualcosa se davanti alla  crisi pandemica è dovuta scendere in campo la prestigiosa rivista dei gesuiti, La Civiltà Cattolica. Qualcosa non va, e deve essere qualcosa di grave. Talmente grave da richiedere di chiarirsi su aspetti che sembravano indiscutibili. Questi chiarimenti, non uno solo, sono indispensabili per la presenza di cristiani, anche di cattolici e alcuni ordinati, tra i cosiddetti no vax, ma non solo tra loro. Anche tra chi non si rende conto che la cura del prossimo è un valore che parte dal circondario ma arriva ai confini del mondo.

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 E cosa ha potuto chiarire la rivista dei gesuiti? Vediamo. In un chiarissimo articolo a firma di padre Andrea Vicini ha messo tutti i punti sulle i, anzi sulle o  e sulle e, se così si potesse dire: le o del complottismo” e le e del menefreghismo, o se si preferisse alle i di individualismo. Cominciamo dal complottismo. 

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“Troppo spesso campagne di disinformazione e informazioni false seducono e fanno pensare che si stia vivendo una cospirazione globale, che il Covid non esista, che i vaccini introducano computer chips nel nostro corpo. Non sono rare le famiglie in cui alcuni membri sono vaccinati e altri non hanno alcuna intenzione di vaccinarsi, adducendo motivi vari, creando divisioni e separazioni e rendendo difficile il dialogo e la riflessione critica. In queste situazioni, la salute e ciò che può proteggerla sembrano divenuti un bene personale, soggettivo e individuale, che è minacciato da quanto mira a promuovere la salute globale. Pare che il singolo possa preoccuparsi della sua salute – e solamente della sua – in modo autonomo e indipendente, a suo piacimento, come se la sua salute non dipendesse dalla salute altrui e da quella dell’intero Pianeta.” Qui non si può che ricordare certe pretese di celebrare senza limitazioni e senza tutele per gli stessi fedeli durante il tempo del lockdown, quando non si chiusero certo le Chiese, ma si ordinarono nel rispetto della salute di tutti le celebrazioni. Una visione miracolistica della fede, per cui andare a Messa magari numerosissimi fu presentata come curativa da alcuni ben noti prelati sui cui nome non serve tornare, è stata la prima ferita. Altre ne sono seguite. Fino a negare l’esistenza del virus stesso, in nome del Grande Reset, ovviamente da parte delle élites. 

“Inoltre, la ricerca della verità, decisioni prudenti e sapienti, riflessioni autocritiche e un esame attento delle fonti di informazione non sembrano essere più valori condivisi. Con rammarico, si osserva che chi cerca di vivere tali valori viene attaccato verbalmente nei social media e, nel contesto sociale, anche fisicamente. Infine, in molti casi la salute è politicizzata. Così proteggere e promuovere la salute individuale, delle popolazioni, dei più vulnerabili e dell’intera umanità è ridotto a una scelta di parte, informata da logiche partitiche, confondendo scelte sanitarie con approcci proposti da partiti o da gruppi di pressione motivati ideologicamente”. Questo lo vediamo addirittura oggetto di una sorta “bar dello sport” mediatico, per cui l’opinione dello scienziato vale l’opinione dell’arruffapopoli, non per discutere e chiarire ma per fare audience. Aggravando la confusione. 

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Dunque la discussione, necessaria, dovrebbe riguardare la salute globale, l’accesso a tutti i popoli e tutte le persone al vaccino, oltre che con chi non riconosce i vaccini come un mezzo limitato – come ogni mezzo – per promuovere la salute comune. Proprio la diffusione della variante omicron dimostra che “nessuno si salva da solo”. Senza portare i vaccini in altri contesti di lì possono originare nuove varianti capaci di produrne altre ancora e ancor più temibili, magari. E quindi? E quindi siamo al menefreghismo, o, se si preferisse, all’individualismo. Qui l’articolo ci aiuta riportandoci indietro nel tempo. A quando la pandemia ci costrinse al lockdown. 

“Fin dall’inizio della pandemia il Papa ha riconosciuto la necessità di risposte integrate e globali per far fronte a quanto l’umanità stava vivendo. In molteplici istanze e in ambiti ecclesiali e politici, in contesti nazionali e internazionali, ha richiesto di riconoscere la dimensione globale della pandemia e, fedele all’esperienza biblica, evangelica e del magistero cattolico, ha invitato a prendersi cura in modo particolare dei più poveri, di coloro che hanno minori risorse sociali, politiche, finanziarie e sanitarie. Francesco ha riaffermato e sostenuto l’impegno generoso ed eroico di tanti professionisti sanitari al servizio dei loro pazienti nella molteplicità di strutture sanitarie presenti nei vari continenti”. 

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Passando alla fase successiva l’articolo coglie il filo rosso che ha unito l’azione del papa e coglie come la visione di Francesco avesse come messo in guardia da ciò che puntualmente sta accadendo: “Francesco non ha smesso di richiedere che i vaccini, dopo le necessarie verifiche scientifiche sulla loro efficacia e sicurezza, vengano resi disponibili a tutti, dappertutto, senza vincoli legati ai brevetti e, ancora una volta, con un’opzione preferenziale per le persone più povere e bisognose”. E qui il discorso non riguarda più solo chi nega efficacia al vaccino, ma anche chi ha pensato che vaccinandosi da solo sarebbe stato a posto a lui, non accettando che ci si salva solo insieme. “Per promuovere la vaccinazione a livello globale, mostrando in tal modo il suo impegno volto a favorire la salute dell’intera umanità, il Papa ha fatto appello all’elemento caratteristico della vita cristiana: l’amore. Per Francesco, «vaccinarsi, con vaccini autorizzati dalle autorità competenti, è un atto di amore. E contribuire a far sì che la maggior parte della gente si vaccini è un atto di amore. Amore per sé stessi, amore per familiari e amici, amore per tutti i popoli”. 

Chi non ama il prossimo, dimostra la storia di questi giorni, non ama neanche se stesso, come dimostra la variante omicron.  

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