È guerra di accuse tra l’amministrazione Trump, le autorità di Kiev ed Elon Musk sulla responsabilità delle restrizioni all’accesso dell’Ucraina a Starshield, la versione militare del sistema satellitare Starlink sviluppata da SpaceX.
Secondo le autorità ucraine, le limitazioni hanno reso inutilizzabili numerosi droni impiegati per colpire obiettivi russi oltre la linea del fronte e compromesso il funzionamento dei sistemi di difesa aerea incaricati di contrastare gli attacchi di Mosca.
Giovedì il presidente statunitense ha dichiarato che il servizio è tornato a funzionare a pieno regime. Un funzionario europeo, citato dall’Associated Press, ha però smentito che il sistema sia nuovamente operativo senza limitazioni.
Che cosa ha detto Trump?
In un primo momento, Trump ha negato qualsiasi responsabilità nelle modifiche apportate a Starshield. Venerdì scorso, rispondendo ai giornalisti, ha dichiarato: «Non so se sia stato qualcuno, ma non sono stato io e non credo sia stato Elon», riferendosi a Musk, amministratore delegato di SpaceX.
Anche il suo governo ha respinto ogni coinvolgimento. Mercoledì il segretario di Stato Marco Rubio ha affermato: «Quello che posso dirvi con certezza è che né il presidente degli Stati Uniti né alcun altro all’interno della nostra amministrazione ha mai chiesto che venissero apportate modifiche a quel sistema».
Rubio ha però aggiunto una precisazione che ha spostato l’attenzione proprio su Musk, l’uomo più ricco del mondo.
«Il presidente non ha nulla a che fare con le decisioni prese da Starlink e Starshield e dal signor Musk. È un’azienda privata. Il presidente non la gestisce e non può ordinarle di fare qualcosa».
Giovedì il Wall Street Journal ha riferito che Trump avrebbe chiesto a Musk di ripristinare il servizio. Poco dopo, il presidente ha dichiarato ai giornalisti che il sistema era «tornato».
Trump non ha voluto confermare se abbia parlato direttamente con Musk, ma ha lasciato intendere che la decisione finale sulla limitazione del servizio spetti al capo di SpaceX. «Credo che, in definitiva, lui l’abbia ripristinato», ha detto.
John Cornyn, senatore repubblicano del Texas ormai prossimo alla fine del suo mandato, ha tuttavia dichiarato ai media statunitensi di non credere che Musk avrebbe agito «senza almeno il consenso della Casa Bianca».
La versione di Musk
Musk, che ha sostenuto le richieste di Trump per la sostituzione di Volodymyr Zelensky e ha più volte attaccato il presidente ucraino, ha attribuito le restrizioni all’amministrazione statunitense.
La scorsa settimana, intervenendo su X, ha sostenuto che i sistemi in questione sono «di proprietà e sotto il controllo del governo degli Stati Uniti».
«Qualsiasi limitazione della velocità o dell’utilizzo viene decisa dalle forze armate statunitensi e, in ultima istanza, dal presidente degli Stati Uniti», ha scritto.
Musk, uno dei maggiori finanziatori del Partito repubblicano e alleato di Trump, ha continuato a negare di essere responsabile delle modifiche. Martedì, però, il Wall Street Journal ha pubblicato una ricostruzione secondo cui sarebbe stato proprio lui a ordinare il rallentamento di Starshield. Le fonti del quotidiano non concordano sul fatto che la decisione sia stata presa d’intesa con Trump.
Giovedì il vicepresidente JD Vance è intervenuto in difesa di Musk, sostenendo che il miliardario non voglia interferire in una guerra tra due Stati senza indicazioni precise da parte del governo americano.
«Non credo quindi che la questione riguardi Elon. Il punto fondamentale è quale politica gli Stati Uniti intendano seguire nei confronti dell’Ucraina e della Russia», ha dichiarato Vance.
La responsabilità resta senza risposta
Mentre Washington, Kiev e Musk si rimpallano le responsabilità, le vittime civili in Ucraina sono aumentate. Gli attacchi russi contro le infrastrutture energetiche continuano a colpire il Paese, mentre le restrizioni a Starshield hanno sollevato interrogativi sulla capacità ucraina di condurre operazioni militari e difendersi dai bombardamenti.
Resta dunque aperta la questione centrale: chi ha deciso di limitare l’accesso ucraino al sistema satellitare e fino a che punto la decisione sia stata concordata con la Casa Bianca. Le dichiarazioni pubbliche non hanno ancora chiarito le responsabilità.