Netanyahu ordina il blocco totale della Cisgiordania dopo uno scontro a Hebron
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Netanyahu ordina il blocco totale della Cisgiordania dopo uno scontro a Hebron

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato il blocco totale della Cisgiordania occupata dopo uno scontro a fuoco a Hebron

Netanyahu ordina il blocco totale della Cisgiordania dopo uno scontro a Hebron
Militari israeliani in Cisgiordania
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23 Ottobre 2026 - 11.16


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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato il blocco totale della Cisgiordania occupata dopo uno scontro a fuoco a Hebron, dove l’esercito israeliano ha ucciso due palestinesi accusati di aver attaccato un battaglione di riservisti nei pressi dell’insediamento illegale di Telem.

L’ordine è stato impartito venerdì mattina, poco dopo che le forze armate israeliane avevano annunciato di aver ucciso i due uomini. Netanyahu ha dichiarato che le forze di sicurezza avevano sventato un «attacco su vasta scala» e ha ordinato la chiusura immediata di Hebron, disponendo inoltre i preparativi per estendere il blocco a tutta la Cisgiordania a partire dalla stessa giornata.

Secondo le prime ricostruzioni diffuse da fonti israeliane, i due palestinesi viaggiavano a bordo di un’automobile con targa israeliana e avrebbero aperto il fuoco contro i soldati nei pressi di uno dei numerosi posti di blocco militari che circondano Hebron.

Il servizio di soccorso israeliano ha riferito che almeno cinque militari sono rimasti feriti, due dei quali in condizioni critiche. Secondo alcuni testimoni, lo scontro a fuoco è durato circa venti minuti, rendendo più difficili le operazioni di soccorso e l’evacuazione dei feriti.

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Dopo la sparatoria, l’esercito ha arrestato altri due palestinesi e imposto il blocco della città. Netanyahu ha inoltre annullato una serie di impegni legati alla campagna elettorale, in vista delle elezioni israeliane previste per martedì.

Ben-Gvir chiede lo smantellamento dell’Autorità palestinese

Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, l’esponente dell’estrema destra Itamar Ben-Gvir, ha utilizzato l’episodio per rilanciare la richiesta di assumere il pieno controllo della Cisgiordania occupata, dove il governo israeliano sostiene l’espansione degli insediamenti, considerati illegali secondo il diritto internazionale.

«Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi. L’Autorità palestinese deve essere smantellata e disarmata, e la sua infrastruttura terroristica deve essere completamente eliminata», ha dichiarato Ben-Gvir.

Hamas, la Jihad islamica palestinese e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina hanno elogiato l’attacco contro la postazione militare israeliana, presentandolo come una risposta alle operazioni dell’esercito, alle violenze dei coloni e alla guerra a Gaza. Le tre organizzazioni hanno invitato a intensificare lo scontro con le forze israeliane e con i coloni.

Incursioni e arresti in tutta la Cisgiordania

L’episodio di Hebron si inserisce in una fase di forte tensione nei territori palestinesi occupati, dove le incursioni militari israeliane e le aggressioni dei coloni si stanno intensificando, in particolare durante la raccolta delle olive.

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Giovedì le forze israeliane hanno arrestato 36 palestinesi nel corso di operazioni condotte in diverse località della Cisgiordania.

Nel governatorato di Jenin sono state arrestate dieci persone durante incursioni in città e villaggi, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa palestinese Wafa, sulla base dei dati della Società dei prigionieri palestinesi.

I militari hanno fatto irruzione anche a Tuqu, nel governatorato di Betlemme, arrestando l’ex detenuta Shorok al-Badan e altre cinque persone provenienti da diverse località dell’area di Hebron.

La Commissione per la colonizzazione e la resistenza al muro ha riferito dell’arresto di altre 14 persone a Khirbet Jawaya, un villaggio di Masafer Yatta, nel governatorato di Hebron. Secondo Wafa, che cita una fonte della sicurezza, altri tre palestinesi sono stati arrestati nella stessa area.

Altri tre arresti sono stati segnalati nei governatorati di Nablus e Gerusalemme, nei villaggi di Burin e Awarta e nel campo profughi di Qalandiya.

Diciassette aggressioni contro contadini e uliveti in un giorno

La Commissione per la colonizzazione e la resistenza al muro ha documentato giovedì 17 aggressioni attribuite ai coloni israeliani e alle forze armate contro agricoltori palestinesi e terreni coltivati a ulivi.

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Gli episodi sono stati registrati nei governatorati di Hebron, Qalqilya, Nablus, Ramallah e al-Bireh, Jenin e Salfit. Secondo la Commissione, le aggressioni hanno compreso pestaggi, impedimenti all’accesso ai terreni, furti di raccolti e attrezzature agricole, danneggiamenti e incendi di ulivi, minacce con armi da fuoco, spari e arresti.

La Commissione ha denunciato un’escalation delle violenze proprio durante la raccolta delle olive, che mette a rischio la possibilità per migliaia di palestinesi di coltivare le proprie terre e garantire il sostentamento delle famiglie.

Le aggressioni hanno suscitato anche reazioni internazionali. Mercoledì Brad Lander, candidato democratico al Congresso degli Stati Uniti, era stato fermato brevemente dai militari israeliani mentre partecipava come volontario alla raccolta delle olive insieme agli agricoltori palestinesi.

L’ordine di blocco totale annunciato da Netanyahu arriva dunque mentre la popolazione palestinese della Cisgiordania è sottoposta a nuove restrizioni militari e le violenze contro contadini e comunità locali continuano ad aumentare.

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