Trump inventa la minaccia del terrorismo transnazionale di sinistra: la zelante Meloni partecipa al summit
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Trump inventa la minaccia del terrorismo transnazionale di sinistra: la zelante Meloni partecipa al summit

Il segretario di Stato Marco Rubio ha invitato ministri di oltre 60 paesi a un incontro la prossima settimana su quello che l’amministrazione Trump definisce «la risorgenza del terrorismo transnazionale di estrema sinistra».

Trump inventa la minaccia del terrorismo transnazionale di sinistra: la zelante Meloni partecipa al summit
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12 Luglio 2026 - 12.16


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Il segretario di Stato Marco Rubio ha invitato ministri di oltre 60 paesi a un incontro la prossima settimana su quello che l’amministrazione Trump definisce «la risorgenza del terrorismo transnazionale di estrema sinistra». In realtà si tratta di una colossale buffonata propagandistica, un’operazione di marketing politico pensata per giustificare la caccia agli avversari interni di sinistra e dare una patina internazionale alle ossessioni del presidente.

L’iniziativa sta generando forte imbarazzo tra funzionari di carriera americani, alleati europei e analisti indipendenti, che non vedono alcuna emergenza reale. Molti temono apertamente che l’obiettivo vero sia usare gli strumenti potenti del controterrorismo per colpire attivisti di sinistra negli Stati Uniti, a cominciare dal movimento Antifa.

Il “zar” antiterrorismo Sebastian Gorka ha già discusso con i colleghi di come applicare etichette di terrorismo straniero ad Antifa per poter usare sorveglianza e altri strumenti contro cittadini americani legati al movimento. Stephen Miller, potentissimo vicesegretario capo di gabinetto, spinge nella stessa direzione e ha definito «una mossa molto valida» la designazione di Antifa come organizzazione terroristica straniera, nonostante gli esperti ripetano che è giuridicamente impossibile: Antifa è un fenomeno decentrato e prevalentemente domestico, non un gruppo straniero.

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Il Dipartimento di Stato parla di «minaccia vecchia che riemerge con forti legami transnazionali», ma si tratta di un’enfasi esagerata e selettiva. Perfino dentro l’amministrazione c’è chi ammette in privato che questa linea potrebbe essere usata contro i conservatori da una futura amministrazione democratica. Un classico esempio di arma a doppio taglio costruita per scopi di parte.

Sul fronte italiano, Giorgia Meloni offre l’ennesima dimostrazione di vassallaggio. Nonostante il summit sia considerato da molti un’iniziativa ridicola — preavviso brevissimo, obiettivi vaghi, scarso interesse reale da parte degli europei — la premier ha deciso di partecipare ugualmente mandando un sottosegretario. Pur di non scontentare Trump, Meloni non vuole mancare all’appello, confermando ancora una volta di essere la solita vassalla atlantica: tanto sovranismo a parole, tanta obbedienza a Washington quando conta.

Molti paesi europei stanno snobbando l’evento o mandando rappresentanti di basso profilo. Alcuni diplomatici hanno detto chiaramente: «Noi non abbiamo Antifa», «non è una priorità», «non capiamo perché siamo stati invitati». In Europa il terrorismo di destra preoccupa molto più di quello di sinistra, ma l’amministrazione Trump ha deciso di ignorare questa realtà per concentrarsi sul nemico politico preferito.

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L’ordine esecutivo di Trump che definiva Antifa «organizzazione terroristica domestica» e il successivo memorandum che ordina di smantellare reti di «violenza politica» sono stati seguiti da condanne pesantissime contro presunti militanti antifascisti. Operazioni che gli avvocati difensori definiscono chiaramente motivate da ragioni politiche.

Antifa rimane un movimento amorfo, senza leader né struttura, molto diverso dai gruppi terroristici classici. Gli esperti più seri, tra cui Bruce Hoffman del Council on Foreign Relations e Colin Clarke del Soufan Center, accusano l’amministrazione di politicizzare l’intelligence, gonfiare una minaccia secondaria e ignorare il quadro complessivo. Il terrorismo di sinistra è stato storicamente meno letale di altre forme, ma questo non interessa a Trump e ai suoi.

Riunioni preparatorie precedenti (all’Aia e allo US Institute of Peace) sono state dei flop: gli europei non condividono l’allarme e lo hanno fatto capire chiaramente. Eppure l’amministrazione va avanti imperterrita, inviando cablogrammi alle ambasciate per cercare prove di questa fantomatica minaccia transnazionale di sinistra.

In sintesi, si tratta di un summit propagandistico costruito su una narrazione forzata, utile soprattutto alla politica interna americana. E l’Italia, con la partecipazione soft di Giorgia Meloni, si presta ancora una volta al gioco, dimostrando che quando c’è da compiacere Trump il tanto sbandierato orgoglio nazionale passa in secondo piano. Una vassallanza in piena regola, servita con il solito sorriso di circostanza.

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